Lunedì, 02 Dicembre 2019 15:07

CALCIO/ Taranto: Black- Sunday rossoblu. A Fasano gli ionici perdono per due a zero e Giove si dimette, scatta il silenzio stampa In evidenza

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di Andrea Loiacono

 

 

 

Nella settimana che ha fatto registrare il black friday in molti punti commerciali delle maggiori città italiane, il Taranto del presidente Giove e di mister Panarelli si esibisce invece nel black- Sunday che tradotto sta a significare domenica nera, calcisticamente parlando. I rossoblu, dopo l'umiliante 3-0 subito in casa domenica scorsa ad opera del Gravina concedono il bis, questa volta a Fasano in una partita drammatica anche per quanto riguarda il post partita. Ma andiamo con ordine. Mister Panarelli stravolge l'undici titolare 

La squadra a fine gara si rinchiude nel silenzio stampa. Quale futuro ora per il calcio a Taranto? La La squadra a fine gara si rinchiude nel silenzio stampa. Quale futuro ora per il calcio a Taranto? squadra a fine gara si rinchiude nel silenzio stampa. Quale futuro ora per il calcio a Taranto? non garantendo continuità tecnica al progetto, lasciando in panchina Pelliccia dal primo minuto e preferendo in quel ruolo l'onnipresente Benvenga, quasi una sorta di talismano negativo per gli ionici. In mezzo alla difesa rientra Allegrini accanto a Gigi Manzo. Anche per loro partita assolutamente da rivedere, considerando l'esperienza dei due centrali giunti a Taranto come due dei migliori centrali per la categoria. A sinistra il migliore in campo Ferrara, che dimostra dall'inizio di stagione di essere l'unico a metterci sempre il cuore. A centrocampo altra conferma per Stefano Manzo, anche lui preferito a Matute ma impreciso e falloso. Ai suoi fianchi i baby Cuccurullo e Masi che quanto meno salvano l'onore e rappresentano l'unica scelta azzeccata da un punto di vista tecnico del direttore sportivo Sgrona. In avanti Oggiano, D'Agostino e Genchi rappresentano più la croce che non la delizia del Taranto con Oggiano funambolo fine a se stesso, D'Agostino irriconoscibile e nervoso che si fa anche espellere nel finale e il solito Genchi che era giunto anche lui sulle scorie e i fasti di un tempo ma che non ha dimostrato fino ad ora di essere decisivo e di saper prendere per mano la squadra nei momenti clou.

 

 

 

Il Taranto nonostante tutto ha una risorsa che sono i suoi tifosi, gli unici a vincere sempre. Anche a Fasano sono oltre duecentocinquanta sui gradoni del “Vito Curlo” e per loro sarà l'ennesima domenica di delusione.

 

Parte bene il Taranto, con un approccio giusto alla partita, dettato più da una forza nervosa che non da una reale capacità di concretizzare il gioco espresso. Si tratterà infatti di una prima frazione in cui i rossoblu collezioneranno molti calci d'angolo ma due soli squilli offensivi; un tiro di D'Agostino terminato in curva e una conclusione di Cuccurullo deviata di poco fuori da un difensore biancoazzurro. Per il resto c'è da segnalare solo una punizione per il Fasano terminata alta.

 

Come spesso accade, nella ripresa il Taranto rimane negli spogliatoi e gli avversari si galvanizzano, correndo di più e dimostrando di avere le caratteristiche adatte per chi vuole ben figurare in questa categoria. Il Fasano attacca e il Taranto soffre. I Padroni di casa passano in vantaggio con Prinari abile a concludere un contropiede rifinito da Corvino. Nella circostanza grave errore di D'Agostino che perde palla in zona offensiva e lancia in contropiede i biancoazzurri. Ma non è finita, il Fasano è costretto a inserire un under in più, Cavaliere che sarà l'autentico mattatore della fine del match. Prima colpisce una traversa con un bolide dalla distanza e poi complice l'immobilismo della difesa rossoblu segna il due a zero con una splendida rovesciata. Il Taranto è in bambola e solo l'imprecisione di Corvino evita il peggio. Il triplice fischio è visto come una liberazione dal Taranto che a fine gara si prende i fischi meritati dei suoi tifosi e una dura contestazione.

 

 

 

Ma a fine match arriva l'ennesima doccia fredda per lo sport tarantino. In primo luogo la squadra si trincera dietro un silenzio stampa assordante che vale più di mille parole e che dimostra ancora una volta l'incapacità di assumersi le proprie responsabilità di fronte a stampa e tifosi da parte di presidenza, mister e squadra, nessuno escluso. Aggiungiamo che non è la prima volta che ci troviamo a commentare un simile atteggiamento e che la libertà di stampa è un diritto sacrosanto per chi come noi fa questo mestiere.

 

 

 

Ma non basta, giunge anche a notizia, tramite la pagina facebook della società che Massimo Giove ha rassegnato le dimissioni da presidente del Taranto, preso forse dalla delusione per l'andamento degli ultimi risultati e del campionato. Questa notizia, se confermata nei prossimi giorni rappresenterebbe un ulteriore schiaffo in faccia a una città che in estate ha creduto in un progetto presentato come vincente. La tifoseria ha sottoscritto in un campionato come la serie D milleottocento abbonamenti e non può essere lasciata sola . Non sappiamo da cosa realmente derivi questa scelta ma abbiamo la sensazione di rivivere per l'ennesima volta un film già visto e rivisto. Basti pensare alle gestioni Pieroni, D'addario, Campitiello solo per citarne alcuni. Troppo facile scaricare le responsabilità sulla tifoseria per i propri insuccessi e lamentarsi delle critiche ricevute. Del resto il tifoso tarantino non può essere contento di perdere in casa contro paesi come Sorrento e Gravina.  Il  presidente Giove, persona legata ai colori del Taranto merita solidarietà per il difficile contesto ambientale e socio economico in cui si trova ad operare, ma  un bagno di umiltà certe volte non guasta. É necessario chiarire sin da subito questa situazione anche convocando una conferenza stampa. Se si vuole proseguire che lo si faccia con coscienza, ricucendo il rapporto con la tifoseria e ricompattando l'ambiente. C'è ancora mezzo campionato da giocare e andrebbe chiarito come si intende portare a termine la stagione. Il mercato può consentire di sfoltire la rosa e fare un paio di innesti di categoria che possano rianimare questa squadra. Se ci hanno creduto a Cerignola a quattordici punti di distanza non vedo perché il Taranto non debba farlo a meno sei, a patto che molti tasselli tornino al loro posto. Se invece non ci fosse questa volontà è necessario che si faccia chiarezza sul futuro rossoblu, sulla massa debitoria della società e su quali potranno essere i possibili scenari. La città di Taranto lo merita, lo meritano i milleottocento abbonati di quest'estate.

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