Sabato, 30 Novembre 2019 15:41

I DATI / Cassa integrazione : emergenza in Puglia, a ottobre picchi di richieste a Taranto e Brindisi In evidenza

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In questo quadro si inserisce la vertenza ex Ilva con i 5mila esuberi messi sul piatto della trattativa da ArcelorMittal 

 

 

Fanno parte dell’esercito silenzioso dei lavoratori sospesi, inchiodati a un presente senza certezze. Sono i cassintegrati, quelli di cui lo Stato si fa carico in tempo di crisi. 

Su di loro si agitano lo spettro del licenziamento e la speranza di poter rientrare nel mercato del lavoro. Intanto provano a trovare altre strade attraverso la formazione. 

A certificare una situazione emergenziale sono gli ultimi dati contenuti nel 10° rapporto sulla cassa integrazione a cura del Servizio politiche attive e passive del Lavoro della Uil nazionale.

Una situazione catastrofica che trova il suo epicentro nel Mezzogiorno, Puglia compresa. 

A ottobre si è registrato un incremento di richieste che se a livello nazionale è stato pari al

+50,3%  in Puglia a raggiunto m quota +214%. A livello regionale, infatti, si registrano picchi di richieste nella provincia di Taranto (+1.133%) e in quella di Brindisi (+2.183%), mentre risultano in calo le ore autorizzate a Bari (-55,7%) e a Foggia (-72,4%). “Questa ennesima impennata della cig non fa che confermare le nostre preoccupazioni, il sistema produttivo è in profonda sofferenza e c’è il rischio, concreto, che si inneschi da un momento all’altro una vera e propria bomba sociale”, commenta il segretario generale della Uil di Lecce, Salvatore Giannetto. “Purtroppo la situazione di crisi che stanno vivendo molte aziende (soprattutto nel settore industriale, dove i dati regionali mostrano un aumento della cassa integrazione del 57% da gennaio a ottobre) – sottolinea - è figlia di una perdurante assenza di politiche di sviluppo e di competitività. Per generare un’occupazione di qualità sono fattori imprescindibili politiche di sviluppo e investimenti, così come è necessario dare impulso ai cantieri ancora bloccati, ma attraverso strumenti che chiudano le porte a infiltrazioni illegali e che garantiscano la sicurezza dei lavoratori. È necessario, inoltre, lavorare con la massima celerità per dare una soluzione in positivo alle molteplici vertenze aperte sul nostro territorio, nonché apportare correttivi che migliorino gli interventi a sostegno del reddito delle lavoratrici e dei lavoratori che hanno bisogno di sicurezza e di risposte nell’immediato”.

In un quadro già fortemente problematico si inserisce la vertenza   ex Ilva e i cinquemila esuberi che ArcelorMittal ha messo sul piatto

della trattativa col Governo, una cifra insostenibile tenendo conto che ci sono già 1700 lavoratori in cassa nell’Ilva in amministrazione straordinaria e altri 1400 nella gestione ArcelorMittal. 

Lu.Ca.

 

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