Lunedì, 28 Ottobre 2019 21:23

RIFLESSIONI / Trent’anni fa Wojtyla a Taranto, il piccolo frammento di una giornata straordinaria In evidenza

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di Luisa Campatelli
Ricordo benissimo quel giorno di ottobre di 30 anni fa quando papa Giovanni Paolo II venne a Taranto. A quei tempi ero una giovane cronista di “nera”.  In redazione si scatenò la gara tra i colleghi per accaparrarsi i reportage degli appuntamenti più importanti quelli da titolo di testata e richiamo in prima. A  me fu affidato uno dei servizi minori, dovevo seguire Wojtyla durante il trasferimento dall’Arsenale al Canale navigabile. E io ne fui felice perché non c’era da riportare discorsi, raccogliere dichiarazioni e correre da una parte all’altra all’inseguimento di ospiti d’onore e autorità. Avrei vissuto una parentesi quasi riservata, lontana dal frastuono e dalle frasi di circostanza, dovendo solo fare molta attenzione ad ascoltare, guardare, per non perdere nessun dettaglio di quell’apparentemente piccolo frammento  di una giornata straordinaria.  L’elemento

dominante di quei venti minuti fu il silenzio.

Eravamo in pochi a bordo dell’imbarcazione e durante il tragitto si creò  un’atmosfera di  mistica intimità che nessuno osò rompere. E infatti rimanemmo tutti zitti. Ci trovavamo in mezzo al mare, in una specie di spazio sospeso diretti verso la  folla che da lontano già salutava e sventolava bandierine. 

Il papa se ne stava seduto nella sua postazione, in alto, prego’ per quasi tutto il tempo. Non so se il pezzo che scrissi al ritorno in redazione fu un buon pezzo.  Come mi avevano insegnato mi tenni alla larga da enfatizzazioni, retorica e abuso di aggettivi.  Scrivendolo però pensai che non esistono servizi minori e che spesso è nel cosiddetto “taglio basso” che si trovano le cose migliori.

Letto 211 volte Ultima modifica il Giovedì, 31 Ottobre 2019 15:26