Martedì, 23 Aprile 2019 14:50

PALAGIANELLO /La squadra della ripresa, 10 telefoni in tutta Palagianello, correvano gli anni '60 In evidenza

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di Antonio Notarnicola

  Le difficoltà di una comunità nel riprendersi dalle ferite causate dalla guerra, sono state in parte trattate, come si ricorderà, in occasione della rimpatriata dei non più giovanissimi della classe '48.In questa circostanza si vuol argomentare, invece, dei primi vagiti di una comunità di uscire dall'anonimato mediante un cammino improntato alla normalità per la ripresa della vita socio-culturale. In tal senso, uno dei primissimi tentativi avvenne in ambito sportivo, precisamente dal calcio. Chi ricorda, per esempio, la mitica squadra di calcio MoviMacchine? Si può riassumere e datare in questa formazione il primo tentativo di società organizzata in grado di portare in giro il buon nome della comunità, quindi dimostrare al grande pubblico che "ci siamo anche noi". In realtà anche prima del '62 vi erano dei movimenti calcistici importanti ma più che altro affidati a singoli giovani, vogliosi di mettersi in mostra e dotati anche di buona personalità calcistica. Tutto però finiva li. Nel caso della squadra o meglio, società Movimacchine, il discorso cominciava a prendere, a tutti gli effetti, la strada di organizzazione sportiva vera e propria. 

   Chi come me, allora piccolo (11enne), ricorda la mitica formazione di calcio MoviMacchine messa su nel '62 da un manipolo di appassionati giocatori animati dalla passionaccia per il calcio, con a capo l'allora imprenditore avv. Carlo Alfeo e un gruppo di accompagnatori che sosteneva, ognuno per quel che poteva, il nascente progetto sportivo sociale. Non c'erano premi, non vi erano soldi che circolavano, c'era solo tanta voglia di giocare e di confrontarsi con squadre di altre realtà. Con questi presupposti, la squadra venne ufficialmente  iscritta al campionato di calcio provinciale '63/'64 insieme a formazioni tarantine, Massafra, Ginosa, San Marzano, Lizzano, Lizzanello e altre squadre del versante orientale della nostra Provincia. Erano tempi in cui le partite raramente finivano in santa pace, tra vincitori e vinti. Il più delle volte gli incontri erano caratterizzati da risse.

   Un aneddoto di malcostume sportivo abbastanza esplicativo : il 13 ottobre 1963, a Mosca si gioca URSS-ITALIA, incontro valido per la qualificazione al campionato europeo, al 23° l'attaccante della Nazionale Italiana, Ezio Pascutti (dal palmares di tutto rispetto, 17 presenze in Nazionale e 8 reti all'attivo), reagisce malamente nei confronti del terzino russo Dubinsky per il trattamento riservatogli, con un pugno. Espulsione scontata e sconfitta dell'Italia con conseguente eliminazione dagli Europei. Questo per dire che a quei tempi le risse in campo avvenivano a ogni latitudine.    

   In un clima del genere, una domenica la MoviMacchinePalagianello andò a giocare a San Marzano dove, proprio quel giorno, venne inaugurato il campo sportivo. Per l'occasione lo stadio era strapieno, inoltre c'era il prete per la benedizione, ovviamente il sindaco in pompa magna, arbitro Potì, di Taranto. Proprio quest'ultimo per tutta la partita non fece altro che rendere la vita difficile alla nostra squadra. Annullò un primo gol regolare, davacontro punizioni inesistenti e cosi via. Le proteste dei nostri giocatori erano sempre più insistenti ma non servivano a niente. Finché a metà del secondo tempo il capitano della squadra, Michele Ferulliallorquando Potì annulla il secondo gol, si avvicina all'arbitro e gli molla un destro al volto da stenderlo a terra. Alla conseguente espulsione la squadra si ritira, perdendo l'incontro a tavolino. Il capitano venne punito con quattro anni di squalifica, giocò la sua ultima partita con la MoviMacchine, sul campo del Palagiano, contro la formazione del Massafra, con il cartellino di un altro giocatore, l'incontro terminò 3 a 0 per il Palagianello. Davvero altri tempi quelli. Di questo triste episodio però, proprio il protagonista l'ex capitano Michele Ferulli, non ne parla volentieri, anzi tende egli stesso quasi a rimproverarsi di quel che successe in quella sfortunata trasferta. La squadra a sua volta scese in campo qualche altro anno con alterne fortune, dopodiché man mano che arrivavano le cartoline precetto per la chiamata al servizio militare, la società si sciolse. In ogni caso le gesta della prima squadra non vennero dimenticate . Al contrario ebbero un effetto moltiplicatore sui giovani in erba, anche se questo, in verità, creava qualche dissidio in famiglia, per le note difficoltà di sostentamento. Da tenere presente che le partite, anche quelle casalinghe, si giocavano sul campo sportivo del Palagiano, quindi sempre in trasferta senza il supporto del pubblico amico. Quando invece tutti i paesi limitrofi, già da allora, disponevano di campo di calcio a norma omologato FIGC. Un inciso: si vede che è proprio destino della comunità, o chissà probabilmente fa parte del nostro Dna, il cattivo rapporto tra impiantistica sportiva e sensibilità di chi ha amministrato e di chi tutt'ora amministra, visto che la tendenza vigente  è quella di disfarsi degli impianti esistenti anzichè aumentarne la disponibilità.  

    Altro episodio da ricordare, legato al rilancio della vita socio-culturale della comunità, giunse a quel tempo dalle comunicazioni. Nel senso che nel 1960 Palagianello fu allacciata alla rete telefonica pubblica. Vennero istallati 10 telefoni, localizzati in diversi punti del paese, tra cui, stazione, municipio, farmacia, medici, casa parrocchiale di don Cesare e casa Ferulli. I telefoni istallati funzionavano tutti con un solo numero, da 1 a 10. Questa cosa detta adesso, con la presenza a iosa di cellulari, fa solamente sorridere, ma allora possedere un telefono in casa oltre ad essere un segno di prestigio, significava molto perchè si era al centro dell'attenzionesociale, al tempo stesso però era anche strumento di tante seccature.  

>>>>>>>>in foto da sx in piedi, Carmelo Murgiano p.a., Paolo Capito, Michele Tito, Giulio Amatulli, Antonio Galatone, Michele Ferulli (cap.), Gianni Galante, da sx accosciati Nino D'onghia, Gaetano Pavone, Michelino Galante, Giuseppe Gasparre, Giovanni Antonicelli. Nella foto manca Pierino Gatti, ala sinistra titolare della formazione, fantasista dalle spiccate capacità tecnico-tattiche. Purtroppo c'è pure da dire che dei protagonisti della formazione in foto è rimasto ben poco, diversi sono emigrati, altri sono prematuramente deceduti.>>>>>>>

 

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