Domenica, 10 Marzo 2019 15:49

EMERGENZA INQUINAMENTO/ ... E durante l’incontro con la delegazione dei manifestanti il sindaco chiese all’ambientalista “lei è avvocato?” In evidenza

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“Lei è avvocato?”

“Un po’.”

Siamo nella fase cruciale dell’incontro tra il sindaco Rinaldo Melucci e una rappresentanza dei cittadini  che stanno manifestando davanti a Palazzo di Città. In quel punto interrogativo  posto dal sindaco che rivela una certa ingenuità o forse un pregiudizio o una riserva mentale o è semplicemente un modo per misurare chi si ha di fronte c’è il senso di quello che sta accadendo in questi giorni a Taranto.  

L’interlocutore, che è l’avvocato Leonardo La Porta, risponde scherzosamente, sa bene che cosa nasconde quella domanda, probabilmente sfuggita al sindaco, involontariamente, ma fa finta di niente,  perché quello che gli interessa in questo momento non è fare polemica ma incassare un risultato. Importantissimo. 

Non è certo il caso di far presente che ( al di là del titolo di studio che è sempre utile) i cittadini che hanno una coscienza ambientale non sono come a qualcuno piacerebbe far credere improvvisatori privi di strumenti culturali, di competenze, di pragmatismo.  Ed ecco il senso di queste giornate cruciali che segnano una svolta perché mettono finalmente in luce l’esistenza di un fronte eterogeneo ma determinato che non spara a casaccio ma si pone obiettivi precisi che intende perseguire possibilmente anche attraverso il dialogo con le istituzioni, diventandone interlocutore e se c’è unità d’intenti, alleato.

Infatti l’incontro si conclude con la sottoscrizione di un documento comune, un documento che impegna le parti ad assumere iniziative chiare “fermo degli impianti” compreso.  Certo, di accordi e atti d’intesa ne abbiamo visti e letti tanti, sappiamo che a volte rappresentano un modo furbo per prendere tempo. Ma troviamo saggio che i movimenti e le associazioni mobilitate non lascino nulla di intentato. D’altronde se così non fosse, oggi non avremmo la sentenza della Corte dei Diritti Umani di Strasburgo che accogliendo il ricorso presentato da 182 persone( primo firmatario Francesco Corbella, tra le promotrice Daniela Spera) ha deciso all’unanimità di condannare l’Italia sul caso Ilva per non aver protetto i cittadini che vivono nell’area delle emissioni tossiche dell’impianto tarantino.

La vecchia guardia dell’ambientalismo si incrocia e si fonde con le nuove leve, se così possiamo chiamarle. In questa fase della protesta a fare la parte del leone sono le mamme, in particolare quelle dei Tamburi che hanno i figli nelle scuole De Carolis e Deledda per le quali Melucci ha firmato l’ordinanza di chiusura. 

“Chiudete l’Ilva non le scuole” hanno scritto provocatoriamente su uno striscione che campeggia sotto le colonne di Poseidone.  “Chiudete l’area a caldo!” si legge su un altro manifesto in sintonia con la richiesta    che PeaceLink ha formalizzato durante una conferenza stampa presenti Alessandro Marescotti, Fulvia Gravame, Nicola Russo.  Sempre l’Associazione PeaceLink ha chiesto al sindaco di conoscere i dati, su base giornaliera, della mortalità nel Comune di Taranto disaggregati, per quartieri, a far sarà dal primo gennaio 2018 sino ad oggi.

Nella guerra dei dati si inserisce un particolare che disarma chi si attacca ai numeretti e al rispetto dei limiti per sostenere che non bisogna fare allarmismo.  Questo particolare sta nelle parole contenute nella relazione a firma di Roberto Giua con cui l’Arpa ha risposto alla  pubblicazione da parte di Peacelink di dati sull’aumento delle emissioni. “L’Agenzia - si legge -ha più volte puntualizzato come risulti, tuttora, rilevante il contributo delle emissioni di inquinanti da parte dell’impianto siderurgico nelle concentrazioni rilevate nei quartieri limitrofi all’area industriale, in particolare durante i cosiddetti “wind-days”, e come il rispetto dei limiti normativi europei della qualità dell’aria, nelle stesse zone, non garantisca in alcun modo

l’assenza di effetti lesivi sulla salute della popolazione”. 

“Sulla base del principio di precauzione - scrive Daniela Spera- correlando tutti i dati che abbiamo a disposizione, sentenza Cedu inclusa, si devono chiedere interventi immediati ora”.

 

Quanti anni sono passati da quando l’oncologo Patrizio Mazza lanciò la “proposta- choc” di “trasferire” i bambini che abitavano al quartiere Tamburi nelle ore scolastiche in modo da evitare l’esposizione continua alle fonti inquinanti ? Alla fine, siamo arrivati proprio a questo ...

 

Letto 237 volte Ultima modifica il Lunedì, 11 Marzo 2019 20:32