Mercoledì, 16 Gennaio 2019 19:18

Porto di Taranto/ Giuseppe Guacci:in otto anni realizzato un solo intervento. In evidenza

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L’ex Presidente dell’Autorità Portuale denuncia gravi ritardi nella realizzazione delle opere programmate.

La domanda più ricorrente tra gli addetti ai lavori più informati nel cluster marittimo riguarda le sorti del porto di Taranto anche a seguito delle continue esternazioni del presidente sulla bontà delle proprie scelte relative alle aree e alle banchine del molo polisettoriale. Ormai da quasi otto anni la gestione del Porto di Taranto, prima Autorità Portuale e successivamente Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio, è caratterizzata dalla presidenza, fin dal giugno 2011, dell’avv. Sergio Prete, che peraltro dall'aprile 2012 è stato nominato dal presidente del consiglio anche Commissario Straordinario per la velocizzazione e la realizzazione delle opere infrastrutturali del porto.

In otto anni l'unica opera completata nelle aree del molo polisettoriale, è l’allargamento della banchina, di cui una parte, 1.200 ml, è stata realizzata in prolungamento di quella esistente su cassoni.

A questo proposito, sarebbe opportuno verificare, da parte di chi ne ha titolo, quanto fu dichiarato tra il settembre del 2014 e l'aprile 2015 dal governo italiano alla commissione europea all'atto della richiesta di sostegno pubblico al progetto di dragaggio dei fondali del molo polisettoriale e al relativo smaltimento in vasca di colmata dei materiali di escavo.

Il governo italiano aveva dichiarato, si legge nella relazione redatta e pubblicata dalla commissione europea denominata: " Aiuto di stato SA.39542 (2014/N) ─ Italia", che: “ l'investimento non prevede aumento delle superfici del molo polisettoriale in concessione a TCT, gli investimenti in infrastrutture saranno a carico del concessionario, i proventi della concessione non aumenteranno in quanto la superficie concessa al terminalista TCT non sarà aumentata e il concessionario effettuerà investimenti per € 12,53 milioni; l'aiuto pari a € 17.167.413 sarà erogato in forma di sovvenzioni dirette fino a fine 2016 data di termine dei lavori.”

La commissione, preso atto delle dichiarazioni rese dal governo italiano che l'investimento non avrebbe prodotto aumenti delle aree in concessione e quindi non avrebbe costituito distorsione della concorrenza in maniera contraria all'interesse comune, dichiarava che l'aiuto era compatibile con l'art.107 del trattato.

Quanto affermato dal governo italiano contiene a dir poco delle imprecisioni infatti: il 17/12/2012 l'Autorità portuale di Taranto aveva già pubblicato il bando di gara per l'adeguamento di un tratto di banchina del molo polisettoriale del porto di Taranto, in concessione a TCT, mediante la realizzazione di una nuova banchina su pali, 1.200 ml., finanziata con fondi FAS, fondi PON reti e mobilità e con fondi propri della stessa Autorità portuale, affiancata alla esistente a cassoni per una lunghezza di 1.200 ml.

Il progetto della nuova banchina, redatto dal concessionario TCT sulla base dell’ “Accordo per lo sviluppo dei traffici containerizzati nel porto di Taranto” sottoscritto il 26.04.2012 e consegnato all' Autorità portuale nell’ottobre del 2012, prevedeva la realizzazione dell'opera in adiacenza e in aggetto rispetto a quella esistente, di fatto costituendo un aumento di superficie delle aree in concessione alla TCT pari a circa 10.000 metri quadrati operativi il cui valore avrebbe certamente costituito aumento del canone concessorio in atto.

Nel merito delle attività da svolgere, a partire dalla sua nomina, il presidente dell’A.P./AdSP e Commissario Straordinario di Governo, ebbe ad identificare, quale unico e prioritario obiettivo della propria politica di sviluppo, quanto già era stato programmato, ( ancor prima del suo mandato ), per rendere il porto di Taranto uno scalo dotato di elevati standard di competitività fondamentali per la ripresa e lo sviluppo del traffico commerciale, della logistica e dell’inter-modalità: consolidamento della banchina del polisettoriale, dragaggi a -16,50 e prolungamento diga fuori rada.

Dopo quasi otto anni di ininterrotta gestione del presidente dell'A.P./AdSP, delle tre opere attese, considerate unanimemente di urgente realizzazione, tanto da giustificare anche la nomina a Commissario Straordinario del governo, è stata realizzata la sola banchina. Purtroppo, in assenza della realizzazione della vasca di colmata, cantiere fermo a causa, prima dei pasticci della aggiudicazione della gara di appalto e poi della crisi finanziaria della società aggiudicataria dell’appalto, non permetterà in tempi certi il dragaggio dei fondali.

Inoltre la non realizzazione del prolungamento della diga non garantisce l'operatività in sicurezza delle navi in banchina così come i piazzali dello stesso molo non permettono una previsione attendibile e seria per rendere operativi i piazzali dello stesso molo in quanto sono necessari importanti opere di riqualificazione e di manutenzione straordinarie per la messa a norma degli impianti esistenti e di quelli da realizzare.

In relazione agli interventi programmati sulle aree del porto in rada solo tre opere risultano essere state completate: la piastra logistica, la strada dei moli e la vasca di colmata predisposta per le opere ancora non cantierizzate come l'ampliamento del IV sporgente e la darsena ovest.

Infine è di questi giorni l’ennesimo “pasticcio amministrativo” che ha determinato il provvedimento in autotutela di annullamento delle operazioni di aggiudicazione dei lavori per il risanamento, bonifica ed

allargamento del molo San Cataldo di levante ai fini dell’attracco delle navi da crociera e che è lo specchio di tutta l’attività di mera pubblicizzazione di interventi infrastrutturali, mai realizzati e solo annunciati ad esclusivo beneficio di chi a più riprese ha percorso le banchine del porto per inaugurare perfino le bitte.

Allo stato attuale le poche opere realizzate in quasi otto anni di presidenza dell'A.P./AdSP non sono tali da determinare un adeguamento sostanziale delle strutture portuali alle necessità dei nuovi traffici marittimi ai fini dell’efficienza e a vantaggio della ripresa dei traffici commerciali.

E intanto oltre 500 lavoratori ex TCT, ed altrettanti dell’indotto, vivono nella speranza, per altro alimentata da nebulose informazioni, di nuove opportunità di lavoro nel porto.

Giuseppe Guacci

Già Presidente dell’Autorità Portuale di Taranto e Gioia Tauro, Segretario generale dei porti di Civitavecchia, Fiumicino e Gaeta, Vicepresidente di Assoporti

 

Letto 386 volte Ultima modifica il Mercoledì, 16 Gennaio 2019 19:27