Mercoledì, 07 Novembre 2018 19:33

ILVA / Jehl racconta come e cosa cambierà con Arcelor Mittal In evidenza

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La vecchia insegna Ilva sulla facciata della direzione del siderurgico, venendo da Taranto, non c’è più. Una squadra di operai l’ha smontata proprio questa mattina mentre Matthieu Jehl, amministratore delegato di Arcelor Mittal Italia, teneva con alcuni dei nuovi manager la sua prima conferenza stampa di presentazione. L’insegna rimossa sarà sostituita adesso dal nuovo logo aziendale. Sono trascorsi appena sette giorni da quando, l’1 novembre, la nuova società - nata dalla multinazionale Arcelor Mittal, primo produttore di acciaio nel mondo - ha preso le redini di quella che, tanti anni addietro, fu Italsider, poi Nuova Italsider, infine Ilva. Azienda siderurgica che ha conosciuto la gestione pubblica con le Partecipazioni Statali e l’Iri, poi l’avvento del privato col gruppo Riva, quindi il ritorno allo Stato sotto la gestione commissariale prima e l’amministrazione straordinaria poi, per tornare, infine, all’investitore privato con Arcelor Mittal Italia. La rimozione dell’insegna sembra assumere, in questa giornata, anche un altro significato: che si vuole fare presto, mettersi al lavoro e rimboccarsi le maniche. Perchè il lavoro da fare per risollevare l’Ilva è davvero tanto. E Jehl - francese, 41enne, con ampia esperienza nel gruppo Arcelor Mittal ma con gli ultimi 15 mesi passati a studiare come integrare l’Ilva nella nuova realtà - lo dichiara senza mezzi termini. Anzi, evidenzia, quel lavoro di ripartenza, quel rimboccarsi le maniche, è già cominciato. Prima dei giornalisti, ieri e l’altro ieri l’ad di Arcelor Mittal Italia ha infatti incontrato, i lavoratori (lo hanno ascoltato in 1500 e il capannone dei Vigili del Fuoco di stabilimento era gremito) e i quadri e i dirigenti. A loro, ha trasmesso l’importanza del cambiamento, che va vissuto, ha detto, e del quale tutti devono rendersi partecipi. Nella sfida Taranto, Jehl mette al primo posto l’ambiente. La sostenibilità dell’Ilva sia nella produzione che nel suo rapporto con la comunità locale. “Il punto importante della relazione con la comunità è il piano ambientale, questo fa la differenza dei rapporti” dichiara l’ad, per il quale “non ha valore produrre una tonnellata di acciaio se non possiamo tornare a casa in piena salute”. Per l’Ilva, aggiunge, Arcelor Mittal ha fatto un piano ambizioso, mai fatto sinora. Diversi sono gli impegni che l’ad cita, affiancato dai manager Cristina Moro Marcos, regulation & technology, e Marc Vereecke, coordinatore dei piani di investimento. “Quello che faremo a Taranto anticiperà le norme future - rilevano -. Limiti stringenti per l’ambiente? Siamo in Europa, vogliamo continuare a produrre in Europa e quindi li accettiamo”. Nello specifico per l’Ilva “entro il 2019 averrà la copertura del parco minerali ferrosi ed entro la fine del 2020 quella del parco del carbone. Abbiamo un impegno: portare avanti questo lavoro e ridurre le polveri. Abbiamo iniziato a costruire la prima copertura dei parchi minerali: sarà pronta a metà del prossimo anno. Altro progetto molto importante sono le emissioni dell’impianto di agglomerazione con l’uso di nuovo filtri per ridurre le diossine,dal 30 al 40 per cento. C’è poi il revamping delle cokerie per 200 milioni di euro. Inoltre nelle cokerie vogliamo migliorare l’impianto di desolforazione. Raddoppiare le attrezzature già presenti per far sì che il livello di H2S nel gas di cokeria sia sotto i 500 microgrammi per normal metro cubo". E ancora: “Per il trattamento delle acque reflue del circuito altiforni, svilupperemo una tecnologia innovativa che assicurerà sia il rispetto delle scadenze definite nei permessi che la riduzione delle sostanze pericolose. Abbiamo inviato a Taranto una centrale pilota che lavorerà per adattare i parametri di progettazione alla qualità delle acque di Taranto. E abbiamo anche un piano per implementare l’economia circolare. Il punto principale è migliorare l’efficienza delle risorse utilizzandole al meglio e sfruttandone il valore dal punto di vista energetico. Questo - sottolineano i manager di Arcelor Mittal Italia - ci permetterà di ridurre anche il consumo dell’acqua del mare di Taranto. Infine, puntiamo ad una riduzione delle emissioni specifiche di CO2 del 20 per cento”.Parte industriale: “Investiremo 2,4 miliardi di euro - sottolinea Jehl -, ci sarà un recupero della manutenzione che non abbiamo fatto negli ultimi anni, ma anche un revamping dell’altoforno 5. E quando l’altoforno 5 riprenderà a funzionare, scatterà lo stop all’altoforno 2 attualmente in marcia. Importante è poi la creazione del centro di ricerca e sviluppo a Taranto. Non c’è un problema o una sfida in Arcelor Mittal che non abbiamo già visto. E quindi se possiamo lavorare tutti insieme, con tutti gli altri colleghi del gruppo, è un vantaggio. Questo vantaggio vogliamo trasferirlo in Arcelor Mittal Italia”. “Per i nostri clienti - dichiara l’ad - dobbiamo fare il meglio in termini di qualità e di reputazione ed estendere la gamma di prodotti". -" Vogliamo produrre a Taranto, Genova e Novi Ligure tutti i prodotti che abbiamo sviluppato - precisa Jehl - dobbiamo riportare la profittabilità a livello sostenibile e col nostro potenziale”.Tema delicato quello dei conti e del ritorno al profitto, Jehl lo sa bene. Perchè Ilva non è solo un’azienda da rimettere a norma ambientalmente e da rilanciare dal punto di vista industriale. Deve anche recuperare un rapporto con tanti clienti persi in questi anni. E il recupero passa da reputazione, miglioramento dei prodotti e profittabilità. “L’azienda ha perso negli ultimi tempi dai 20 ai 25 milioni al mese, abbiamo il dovere di cambiare, abbiamo il potenziale per cambiare” insiste Jehl. In quest’ottica di maggiore efficienza non c’è spazio per la decarbonizzazione rivendicata dal governatore della Puglia, Michele Emiliano. “Non c’è sostenibilità aziendale - spiega Jehl - se non lavoriamo sul carbone. Il nostro gruppo si impegna per ridurre il target di emissioni, questo si applica anche a Taranto. C’è l’impegno a ridurre le emissioni di anidride carbonica del 15 per cento con l’uso delle migliori tecniche e tecnologie disponibili - sottolinea Jehl -. È importante che facciamo soldi anche per contribuire a tutti gli investimenti che dobbiamo fare”. Che ammontano, sino a metà 2023, a 2,4 miliardi totali: “spenderemo mezzo milione di euro al giorno” schematizzano i manager.E domani pomeriggio infine si va al Mise per discutere dell’accordo del 6 settembre. A Taranto ci sono proteste per come Arcelor Mittal Italia ha selezionato gli 8200,su 10700 totali, da prendere in distacco, dall’1 novembre, dall’amministrazione straordinaria di Ilva. Evidenziate dai sindacati molte anomalie nelle selezioni. Jehl non chiude ai metalmeccanici che chiedono una correzione di rotta e sul punto dichiara: “Abbiamo rispettato tutti i criteri dell’accordo del 6 settembre” (quello che ha stabilito il passaggio dell’azienda dell’acciaio al nuovo investitore) “se ci sono anomalie - aggiunge - ne parliamo con i sindacati e lavoriamo per trovare una soluzione”.

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