Martedì, 18 Settembre 2018 15:40

IL CONTRIBUTO/ Come sarebbe andato il referendum votando o Ilva o riconversione? In evidenza

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Riceviamo e pubblichiamo un contributo di Michele Cristella, una riflessione su un’intervista di Michele Riondino, Ilva e M5S che si inserisce nel dibattito in corso sul futuro dello stabilimento e sul controverso rapporto tra fabbrica e città 

 

Mentire.

Ilva, promettere di chiuderla o mantenerla così com’è?

Mercoledì scorso 12/9/2018, in un’intervista al Fatto Quotidiano, pag. 10, Michele Riondino, attore sulla cresta dell’onda, figlio di un operaio Ilva, dice tre cose:

1) «Avrebbero detto (i 5S) che l’Ilva l’avrebbero chiusa (…) Quando Di Maio è stato a Taranto, prima di diventare vicepremier, è venuto a parlare della difesa della salute dei bambini. È andato ad incontrare il padre di Lorenzo Zaratta, che a 5 anni è morto di tumore: morto perché aveva il piombo in testa per i veleni dell’Ilva»;
2) Dicevano in pubblico (i 5S) che l’avrebbero chiusa, l’Ilva, quindi, dice Riondino: «o ci hanno preso in giro ora, (…) o lo sapevano già e ci hanno preso per il culo due volte» (facendo il pieno di voti sulla chiusura, e poi mantenendola aperta, perfino con l’immunità);
3) «Durante il concerto del Primo maggio, quindi dopo le elezioni, ma prima della nascita del governo un parlamentare 5S di primo piano mi disse: “Non c’è trippa per gatti, l’accordo (con Arcelor-Mittal) va sottoscritto».

Un parlamentare che paragoni ai gatti, cui negare la trippalavoratori condannati ad ammalarsi e morire per portare il pane a casa, è d’una volgarità assolutaPersona da consegnare alla “damnatio memoriae” (alla dimenticanza, per indegnità).

Ma tale irridente perfidia denuncia un fatto ancora più ignobile e scandaloso: il pubblico mentire. Non l’abuso della credulità popolare, come i maghi e affini, ma il promettere la soluzione di un problema esistenzialecioè lavorare senza alcun pericolo di malattie e morte, sapendo di tradire quella promessa.

La menzogna è nata con l’uomo ed abita in tuguri, cattedrali e regge. È inestirpabile. Spesso è suggestiva, ma “ha le gambe corte”. Proprio come quella dei 5S ai tarantini, come ha dimostrato il tarantino Riondino.

Abbiamo ottenuto, dice l’ineffabile Di Maio, il miglior risultato nella peggiore condizione possibile”, uvero e proprio lapsus, una verità interiore che significaabbiamo mantenuto un lavoro che produce più morti e malattie che salari. Cui aggiungere le spese sanitarie, che sono ingenti.

La menzogna è anche una brillante e piacevole furbizia infantile per coprire monellerie; ma detta dagli adulti è un inganno la cui gravità è pari alla funzione che svolgono.

Per i politici e gli uomini di ogni potere, il mentire è un nebbioso lubrificante per i loro “particulari”, cioè cose ingiuste. E giunge da lontanol’icastica definizione di S. Agostino: “Senza giustizia cosa sono glStati se non grandi latrocinii?” (Remota iustitia quid sunt regna nisi magna latrocinia?)

L’amareggiato lettore di queste righe si domanda: una classe politica, sindacati compresi, mente ai propri connazionali per propria inadeguatezza, incapacità di creare un lavoro che sia igienico invece che nocivo, o per che altro?

Ps – Dopo la massa di Sì a mantenere aperta la fabbrica (93%), gli “ilvofili” si sono inorgogliti. Ma i Sì avrebbero avuto quel plebiscito se gli operai avessero potuto scegliere fra: lavorare in quest’Ilva o lavorare nella riconversione per un’alternativa salubre a questa fabbrica?

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