Martedì, 08 Maggio 2018 17:12

RELIGIOSITÀ - L'arcivescovo Santoro: "La festa di San Cataldo infonda ottimismo, coraggio e responsabilità comune" In evidenza

Scritto da 
Vota questo articolo
(1 Vota)

Di seguito il discorso che L'arcivescovo di Taranto ,mons. Filippo Santoro,  ha pronunciato nel corso della cerimonia de U Pregge con la consegna della statua di San Cataldo al sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci.

Signor Sindaco,

 

è con viva gioia che oggi condivido con Lei, per la prima volta, questa cerimonia di consegna del simulacro e delle reliquie di San Cataldo quale primo cittadino della bella Taranto. Le affido il Patrono come segno visibile di profonda fiducia, di quel bisogno di comunione civile che oggi ci manifestiamo non solo per tradizione né tantomeno per formalità, ma perché siamo fedeli ai gesti che da sempre fondano la nostra amata città. Affidarle il Santo è un atto di amore che dona continuità all’incontro di San Cataldo con la nostra terra.

Le auguro Signor Sindaco di custodire sempre l’entusiasmo dell’inizio del suo mandato con il desiderio di fare, realizzare e di costruire ponti tra persone e categorie per migliorare la città che oggi rappresenta. 

 

All’inizio dell’anno pastorale ho consegnato alla diocesi tre parole programmatiche del cammino di questa chiesa locale, una delle quali questa sera risuona con peculiare significato questa sera,  ed è la parola appartenenza.

La festa patronale è un’occasione privilegiata per ricostruire il sentimento di appartenenza dei tarantini per la loro città e da lì ripartire per un nuovo percorso possibile, ne abbiamo avuto le prove in occasione delle inaugurazioni degli edifici storici che, non senza sacrifici e difficoltà, la curia arcivescovile ha ristrutturato e restituito alla fruizione, come anche quelli della pubblica amministrazione inaugurati nei mesi scorsi.

 

In questi ultimi mesi ha visto la luce  il centro di accoglienza per i migranti “Madre Teresa di Calcutta” che ha trovato posto nell’ex convento delle Carmelitane Scalze al quartiere Paolo VI.

Subito dopo, abbiamo inaugurato il centro notturno San Cataldo Vescovo, per i senza fissa dimora nel già Palazzo Santacroce, in Città vecchia, ancora un’opera “testimonianza” del nostro essere cristiani.

Ed è di questi giorni il grande affetto popolare che ha accompagnato l’apertura straordinaria, in attesa della conclusione dei lavori ormai vicina, del Santuario della Madonna della Salute: tanti i fedeli che mi hanno avvicinato per raccontarmi aneddoti della loro devozione legati a quella chiesa.

Anche questa antica Cattedrale è oggetto di continue migliorie per la preghiera e l’accoglienza del popolo cataldiano.

 

Per troppo tempo i tarantini hanno rinunciato alla bellezza, hanno assistito scoraggiati allo sbriciolamento di quelle che furono le loro case sull’Isola, all’abbandono delle radici a favore di quartieri all’inizio anonimi e senz’anima senza, nati perché in quel momento non abbiamo saputo, o voluto, immaginare un futuro diverso.

 

Tanta edilizia del Borgo umbertino, i palazzi ad interrompere la vista del mare, le villette sugli scogli, parlano di un progresso, di un benessere, portatori di guasti più che di benefici.

 

Ora la Provvidenza sembra farci ravvedere a forza dalle strade sbagliate. Perché piaccia o no la crisi economica e il disagio sociale ci costringono a un passo indietro, a ritornare ai valori della nostra storia.

 

E lì vogliamo tornare, alla città bella che ci raccontano i nostri avi, che ritroviamo nelle immagini dei libri che Taranto hanno decantato, nelle cartoline d’epoca; dobbiamo ritornare ad avere tutti e singolarmente cura della città, ognuno per le proprie competenze, a ricercar bellezza e a promuoverla.

 

San Cataldo e il mare è il tema scelto per questa edizione dei festeggiamenti. Io conosco signor Sindaco il suo attaccamento al mare. Il mare consola il nostro sguardo, è stato e deve tornare ad essere l’elemento naturale per i tarantini. La bonifica del Mar Piccolo, la ripresa dell’economia piscatoria, le attività turistiche: a questo devono essere indirizzati tutti gli sforzi.

 

Tutti insieme, solidali con chi ha e avrà bisogno di aiuto, diversamente non ce la faremo.

E tutti insieme vuol dire che la ricerca della bellezza dovrà mettere in moto percorsi virtuosi che producano occupazione per i nostri ragazzi e le nostre ragazze: senza di loro non andremmo lontano. E questo garantendo una vera educazione alla dignità personale e sociale, al lavoro, al senso civico senza lasciarli a derive di tipo consumistico e istintivo che incentivano la prevaricazione e l’illegalità. Educazione alla bellezza e responsabilità vanno insieme.

 

E vuol dire anche essere solidali con la categoria che più di ogni altra in questo momento soffre per gli attacchi incrociati di chi ne mette a repentaglio i posti di lavoro. Sono molto preoccupato per le notizie che mi giungono in merito agli eventuali esuberi all’Ilva e alla riduzione delle tutele dei posti di lavoro. Alla città dico: non lasciamo soli gli operai, le loro famiglie, che più di ogni altro hanno subìto i danni della ricerca del profitto che non considera la persona umana e l’ambiente.

Io sarò al loro fianco fino a che all’ultimo di essi non sarà garantita la continuità del lavoro degno che è il lavoro che garantisce la piena realizzazione e il rispetto dell’essere umano che però esige anche la responsabilità di un lavoro ben fatto, senza scappatoie e con serietà.

 

Signor Sindaco, anche se la città spesso sembra essere lamentosa ed inerte, conosciamo le innumerevoli difficoltà di chi l’amministra, ma siamo anche testimoni a livello locale di una grande sinergia fra le autorità locali civili e militari che specie in questo periodo sono unite in una speciale concertazione positiva di intenti e di legami verso la Città dei Due Mari.

 

Signor Sindaco le stringo la mano per donare insieme la festa ai tarantini, non una festa di evasione e di parentesi fra le difficoltà, ma la festa per infondere coraggio ed ottimismo e responsabilità comune; la festa di chi non si dimentica di nessuno, la festa di chi vuole cambiare le cose, la festa dell’appartenenza, la festa di chi conosce il mare, anche il mare grosso, di chi lo sa solcare, di chi porta la nave in porto.

San Cataldo ci benedica tutti. Buona Festa Taranto    

Letto 141 volte Ultima modifica il Martedì, 08 Maggio 2018 18:45