Mercoledì, 17 Gennaio 2018 09:59

SCUOLA/ “I Fuori …Classe”, dieci anni di grandi successi. Due serate al Teatro Tarentum con la Compagnia della Renato Moro In evidenza

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Dieci anni, ma non li dimostra. E promette di fare ancora meglio… Stiamo parlando della Compagnia Teatrale de “I Fuori…classe”, forse la scommessa più impegnativa dell’Istituto Comprensivo “Renato Moro” di Taranto messa in campo quando la scuola era ancora, soltanto, il Circolo Didattico “Renato Moro”. Una scommessa decisamente vinta grazie all’impegno e alla fantasia creativa dell’ideatrice e fondatrice della Compagnia, l’insegnante Felicia Salinari, con dentro un grande amore per il teatro e la voglia di mettere insieme un gruppo di giovani e meno giovani reclutati di volta in volta tra docenti, genitori, nonni, collaboratori scolastici e alunni, con un inevitabile ricambio imposto dal tempo che trascorre, ma sempre con lo stesso contagiosoentusiasmo. A sostenere Felicia Salinari la dirigente dell’IC Moro, la dott.ssa Loredana Bucci, che ha sempre  supportato, con pari entusiasmo, questo gruppo di amici, desiderosi di teatro, nati quasi per stare insieme, pronti a sacrificarsi ma anche a divertirsi, per un’autentica socializzazione, nelle aule della scuola fino a sera tarda, considerati gli impegni di tutti, lavoratori e genitori nello stesso tempo.

Nel decennale percorso di feconda attività a cominciare dall’ormai lontano anno scolastico 2007-2008, Felicia Salinari ha portato sulle scene di numerosi teatri cittadini e provinciali, adattandole in modo brillante ed intelligente e a tutto pensando (dalle scene agli abiti) con la collaborazione di Rosanna Marzo e Carmine Salinari, alcune delle più belle commedie del grande Eduardo Scarpetta (“Cani e gatti”, 2007; “L’imbroglio, 2010”; “I nipoti del sindaco”, 2016), non dimenticando nemmeno i grandi Peppino (“L’amico del diavolo”, 2011) ed Eduardo De Filippo (“La Fortuna con la F maisucola”, 2013; “Non ti pago”, 2015). Un percorso di grande valore e significato per conservare una precisa identità culturale in un mondo scolastico esposto sempre più ai rischi di una burocrazia interna che poco a che vedere con la cultura.

Ultima in ordine di tempo, per due serate all’insegna del consenso di pubblico, al “Teatro Tarentum” di Taranto, la rappresentazione de “Oscarfalietto”, esilarante e illuminante commedia di Eduardo Scarpetta del 1881 con un passaggio cinematografico nel 1911 (pellicola smarrita e ricordo affidato solo a qualche sbiadita fotografia coeva). Illuminante perché nei tre atti si riassume l’intera poetica di questa grande maestro dell’imprevedibile e dell’inverosimile, dei colpi di scena, della fantasia sfrenata volta a rappresentare il mondo borghese napoletano in ascesa ai suoi tempi, fra marcate aspirazioni sociali e inevitabili contraddizioni. Scarpetta, che fu padre naturale di Eduardo Peppino e Titina De Filippo, oltre che del poeta Ernesto Murolo (padre del cantante Roberto Murolo) e la cui opera più significativa resta indiscutibilmente “Miseria e nobiltà” del 1888, carpiva a commedie francesi di fine Ottocento di poco valore quanto bastava a farne dei veri capolavori italiani, e napoletani in particolare, stravolgendone le scene, il linguaggio, la mimica. Un autenticomaestro, lui che si era “creato” dal nulla nella Compagnia del S. Carlino, sotto la guida del capocomico Antonio  Petito, avviando un’ascesa inarrestabile nei teatri italiani  dove Scarpetta quasi freneticamente spostava le scene, acclamato ovunque ed apprezzato dalla critica del tempo. Peccato che la sua vicenda terrena si chiuda con la contesa legale che lo oppose, ai primi del Novecento, a Gabriele D’Annunzio per aver parodiato “La figlia di Iorio”: causa di cui Scarpettarisultò vincitore ma con molte amarezze, tra cui lo scarso successo della parodia messa in scena.

“O scarfalietto” vede il protagonista Felice Sciosciammocca dominare la scena, come in altre commedie scarpettiane, circondato da personaggi singolari che arricchiscono la trama generale con assoluta naturalezza, dalla moglie Amalia da cui intende separarsi per i continui litigi al malcapitato Gaetano Papocchia con la moglie Dorotea e l’amante Emma Carcioff, dagli uscieri del tribunale e del teatro alla cameriera Rosella, ai due avvocati di parte, al presidente del tribunale e alla sua cancelliera. Il succedersi quasi spasmodico delle situazioni è assicurato e in linea con la migliore tradizione scarpettiana.

Tutti bravi gli attori presentati dalla dirigente Loredana Bucci al foltissimo pubblico delle due serate al Tarentum:  Tommaso GIUNGATO (Felice Sciosciammocca),  Rossella LOPOMO (Amalia), Vittoria SANTANIELLO(la cameriera Rosella),Enzo CIRACI(Gaetano Papocchia), Angela BATTISTA (Dorotea),  Giuseppe DEL POZZO (l’avvocato Anselmo), Mauro QUARANTA l’avvocato Antonio), Gabriella CARDETTA (Emma Carcioff), Gaspare URGESI (il custode Pasquale), Antonio FRACCASCIA (l’usciere), Felice CAPUTO (il giudice Raffaele), Rosanna MARZO (la cancelliera).

Le serate sono state arricchite anche da canzoni napoletane del “Moro Voices”, un coro costituito sempre da docenti e genitori

La dirigente Bucci ha anche ricordato come gli introiti della Compagnia servano costantemente ad aiutare chi è in difficoltà e la ricerca medica, in collaborazione con enti e associazioni. In primis, la costruzione, a totale carico dei “Fuori… classe”, di una scuola, chiamata “Renato Moro” in Burkina Faso con tutti gli arredi indispensabili per una spesa totale di 25mila euro e la donazione all’Ospedale “SS. Annunziata” di Taranto di strumentazioni mediche all’avanguardia per il reparto di Neonatologia. Più recenti l’istituzione di una borsa di studio per gli alunni meritevoli intestata ad un’alunna della scuola tragicamente scomparsa alcuni anni fa e il contributo per la realizzazione di ambienti di apprendimento dedicati. Tra le collaborazioni da ricordare quelle con “Arciragazzi” (2008), con il Movimento Shalom (2009), con l’ABIO (2012).

La Compagnia della “Renato Moro” continuerà le sue rappresentazioni negli anni avvenire, forte dei successi raccolti e certa di poterne cogliere molti altri, sempre coniugando il divertimento e la cultura teatrale con l’aiuto ai meno fortunati.

 

E’ questa la promessa scaturita da due serate da ricordare.

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