Domenica, 03 Dicembre 2017 12:25

CASO ILVA E RICORSO AL TAR: IL COMUNE DI TARANTO ELENCA DIECI PUNTI PER CHIARIRE LA PROPRIA POSIZIONE E PER EVIDENZIARE QUELLO CHE IL MINISTRO CALENDA NON DICE. In evidenza

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Ll Comune di Taranto non rinuncia al dialogo costruttivo, per il quale resta disponibilità piena e immediata. Un dialogo che coinvolga finanche le procedure giudiziali avviate. Ma nessuno può pretendere che l'amministrazione chiuda gli occhi e tradisca i cittadini sulla madre delle questioni, la loro salute, la loro qualità della vita. Dopo una dozzina di decreti salva Ilva, ora il Governo fornisca garanzie serie su un decreto salva Taranto e tarantini. A tal proposito elenca dieci punti di quello che Calenda non dice e sui quali occorre fare una attenta riflessione:

1. Il ricorso del Comune di Taranto al Tar Lecce non sospende l’aggiudicazione dell'Ilva a AM Investco Italy e non c’è rischio alcuno di fermo o chiusura della fabbrica.

2. Il ricorso non blocca né ritarda la copertura dei parchi minerali, che in realtà potevano essere coperti già da anni. Chiunque dichiari il contrario, contribuendo a creare agitazione tra lavoratori e cittadini, dimostra un grave deficit di competenze.

3. L'unico vero rischio deriva proprio dall'azione del Governo che consente lo slittamento al 2023 di diversi interventi urgenti e improcrastinabili per la tutela della salute. Non lo dice il Comune di Taranto ma l'Unione Europea che nei giorni scorsi ha già pesantemente censurato il Governo italiano per l’omesso esame dell’impatto sanitario.

4. Al Comune di Taranto non è stato notificato ancora alcun atto formale a garanzia dell'avvio dei lavori di bonifica e messa in sicurezza dei parchi. Non ci si può accontentare di promesse e annunci, sotto la pressione del ricatto occupazionale.

5. Il ministro Calenda non vuole l’istituzione di un tavolo esclusivo per Taranto e non è in grado di rispondere nel merito alle proposte della città di Taranto: la comunità non cederà al ricatto (immorale e forse illecito) del ritiro preventivo del ricorso.

6. Il Comune di Taranto ha fatto precise proposte sulla rimodulazione di tempi e tecnologie per mettere in sicurezza lo stabilimento: i ministri Calenda e Galletti non hanno mai preso in considerazione le osservazioni degli enti locali.

7. Il ministro Calenda, oltre che sulla valutazione del rischio sanitario, è muto rispetto alla definizione delle pendenze dell’indotto locale. Evidentemente è più sensibile alle esigenze di lobby e multinazionali che a quelle delle imprese pugliesi.

8. Il ministro Calenda sorvola sul fatto che il Comune di Taranto chiede l'avvio immediato delle bonifiche e l'aggiornamento dei protocolli di ristoro ambientale.

9. Il ministro Calenda difende i commissari che non hanno costruito alcun utile rapporto con la città; il Comune di Taranto, per lo stesso motivo, chiede avvicendamento immediato.

10. Il ministro Calenda, a tutt'oggi, non è in grado di fornire agli enti locali la documentazione di dettaglio relativa al piano industriale, fattispecie ampiamente prevista dalla procedura di legge.


Letto 172 volte Ultima modifica il Domenica, 03 Dicembre 2017 12:41