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Giovedì, 08 Giugno 2017 19:07

PALAGIANELLO - L'area caravan abbandonata a se stessa e regno di sterpi, rovi ed erbacce In evidenza

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di Antonio Notarnicola

PALAGIANELLO – Condividere l’azione politica di una amministrazione comunale che naviga a vista o, per meglio dire, che si limita all’ordinaria amministrazione è una situazione che non fa notizia proprio perché coinvolge un po’ tutti i Comuni del nostro martoriato Sud. Condividere però l’azione politica di una amministrazione comunale che opera addirittura contro gli interessi della collettività che l’ha eletta costituisce un vero e proprio “unicum”.  L’esempio di quanto si sostiene si deduce nel momento in cui l’incauto turista decide di visitare l’area caravan o, per dirla tutta, quel che resta dell’anzidetta area e delle annesse strutture sportive di contesto, realizzate nell’anno 2002 e consegnate alla pubblica fruibilità, dall’allora amministrazione comunale guidata dal sindaco Paolo Rubino (Pd), alla comunità palagianellese. Più precisamente l’area Caravan, inaugurata nel 2002 dall’ex sindaco Rubino (Pd) è uno spazio attrezzato di tutto punto (luce e acqua) dove chi ama viaggiare in roulotte può trovare spazi di sosta adeguati, in gergo detti stalli, e nel contempo godere quanto di meglio offre la natura essendo l’area prospicente la pineta a ridosso del centro abitato, dotata finanche di giostre e attrezzature per giochi di bimbi, lambita dall’autostrada A14. Un connubio strepitoso di più elementi dovuto essenzialmente a questi fattori: centro abitato vicinissimo quindi ideale per i normali rifornimenti quotidiani del camperista, casello autostradale poco distante, aria salubre essendo in prossimità della pineta di conifere, parco giochi attrezzato per bimbi, possibilità di fare jogging in tutta tranquillità lontano anche dal normale traffico cittadino, poco distante è stata realizzata una piscina semi-olimpica coperta d’inverno e scoperta d’estate mediante scorrimento elettrico del tetto a elementi, campo da tennis con spogliatoi, area solarium e all’occorrenza una piccola gradinata, per gli amanti della Tassonomia linneana o più semplicemente per i cultori di botanica passeggiate in completo relax per escursioni in gravina e infine possibilità di visitare il villaggio rupestre dall’habitat di rara bellezza quale culla d’identità storica risalente all’età del paleolitico. Impianto quest’ultimo realizzato in una cava di tufo abbandonata quindi, dulcis in fundo, anche al riparo da eventuali intemperie. Tutto concentrato in spazi ristretti. Una vera e propria favola di posto ideale per camperisti ed escursionisti ma tanto più utile a veicolare la conoscenza del territorio grazie al connubio strettissimo tra turismo, ambiente e cultura che fa letteralmente onore a chi ha avuto questa magnifica intuizione. Solo che una volta cambiati gli attori, qui comincia la salita -Venditti docet- il pallino passa in mano ai nuovi interpreti della vita politica locale, i quali senza nessun motivo apparente, non sembrano intenzionati a portare avanti il lodevole progetto messo a seme dall’ex sindaco Rubino (PD). Così l’invidiabile area attrezzata fiore all’occhiello della provincia ionica se non dell’intera Regione Puglia, viene abbandonata a se stessa e diventa ben presto regno di sterpi, rovi ed erbacce (foto esplicative a corredo) che pian piano si impossessano di tutto finanche dell’anima delle persone visto che la politica qui ha rotto qualsiasi argine anche quello della ragione. Come dire deserto era e deserto deve continuare a restare, punto. Mentre da questo bellissimo impianto plain-air, sottratto al destino anonimo, si sarebbero potuti creare dei posti di lavoro mediante cooperativa di giovani, dando loro la possibilità di realizzare un piccolo reddito e contemporaneamente dato impulso all’indotto che normalmente ruota intorno a impianti del genere. Con questo inspiegabile modo di amministrare il bene pubblico invece si è affossata ogni velleità di occupazione giovanile per almeno tre lustri. Un danno enorme, incalcolabile come si può immaginare, è stato perpetrato a spese dei cittadini che tra l’altro tiene a stipendio i responsabili di questo scempio. Come altro si può definire il comportamento di una amministrazione capace di aver abbandonato al proprio destino questa grandissima opportunità di sviluppo socio-economico e contemporaneamente recato un danno alle casse dell’erario per evidente sperpero di danaro pubblico. Questo è il desolante quadro risultante dal nuovo modo di intendere la politica da parte di una amministrazione incapace di tracciare una linea di sviluppo possibile per la comunità mentre si è rivelata abbastanza capace nell’annullare quelle avute in eredità. Praticamente qui si è passati dall’era della politica studio e dibattito della sinistra a quella della pochette, inconcludente e deleteria. 

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