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Giovedì, 08 Giugno 2017 19:00

AMMINISTRATIVE 2017 - Palagiano, corsa a cinque per la poltrona di sindaco. Liste e partite scaldano i motori in vista del voto di domenica In evidenza

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di Antonio Notarnicola

PALAGIANO - La primavera del 2017 segna un appuntamento importante, quasi vitale, per la comunità di Palagiano: le elezioni comunali. L’atteso riscatto sociale è nelle mani di 272 candidati che sostengono 17 liste che fanno riferimento a 5 candidati sindaci che a loro volta si contenderanno la poltrona di primo cittadino che uscirà dall’urna delle elezioni amministrative che si terranno l’11 giugno, da ricordare che si vota nella sola giornata di domenica, dalle ore 7 sino alle 23. I 5 candidati sindaco in corsa sono, Carlo Corigliano, Movimento 5 Stelle; Sandro Scalera a capo di tre liste; Domiziano Lasigna sostenuto da una coalizione di 4 civiche; Donatello Borracci alla testa di ben sette liste civiche; Gennaro Gisonna, guida una alleanza di due civiche. Da questo quadro si evince che solo due sono i partiti tradizionali presenti alla tornata elettorale; il movimento 5 stelle (candidato sindaco Carlo Corigliano) e centristi x Palagiano (Alessandro Scalera). Scomparsi dunque i partiti tradizionali dell’arco costituzionale come Forza Italia e soprattutto il Partito Democratico che da queste parti ha una lunga anche se inconcludente tradizione politica. Giusto per completare il quadro elettorale va detto che gli elettori chiamati alle urne sono 13.164, di cui 6.458 uomini e 6.706 donne (fonte u.e.). Dall’analisi dei numeri si evidenzia che tutte le famiglie hanno in campo da uno a tre parenti schierati nell’agone politico, senza tenere conto di amicizie e parentele larghe. Una situazione quella dell’allargamento della presenza di uomini e donne in lista che se da una parte coinvolge il maggior numero di persone possibili, lo scopo non dichiarato è quello di innalzare il pericoloso declino della percentuale dei votanti ogni qualvolta la gente è chiamata alle urne, dall’altra si innesca un meccanismo di frammentazione ingovernabile. A proposito di calo dei votanti si può affermare che qui la percentuale dei votanti, almeno nelle elezioni amministrative, si è sempre attestata intorno al 70%. Questo vuol dire che prendendo a riferimento questa percentuale si può già fare una proiezione, nel senso che dei 13.164 votanti se ne conteranno a chiusura di seggio all’incirca 9.500. A questi numeri bisogna apportare ulteriore scrematura di circa 500 schede che normalmente vengono ascritte tra non valide, bianche e nulle quindi si passa a 9000 voti validi. Continuando la proiezione si può aggiungere che prendendo a riferimento questo dato vuol dire che la lista vincitrice si dovrà aggiudicare 4500 voti da sola per vincere al primo turno che è praticamente impossibile. Quindi si dovrà necessariamente far ricorso al turno di ballottaggio per raggiungere il fatidico quorum del 50,1% dei voti validi. Una volta ultimato il ballottaggio, al sindaco vincitore, si assegnano 10 seggi (10+1) in consiglio comunale, restano quindi da assegnare 6 seggi che vanno ai componenti d’opposizione di cui 4 ai restanti candidati sindaci, a meno di clamorose sorprese. Riepilogando 11 seggi (10+1) alla lista vincente, 4 ai sindaci sconfitti che vanno all’opposizione e sono 15, restano da assegnare gli ultimi due seggi, 16°e 17° per chiudere il cerchio del consiglio comunale. In quest’ultimo caso rientra in gioco il risultato conseguito al primo turno dal candidato più suffragato di ogni lista. Questo significa che solo due sono i posti vaganti da consigliere tra le 17 liste presenti. In virtù di questo meccanismo sarebbero questi ultimi due eletti, secondo il nostro parere, i veri vincitori morali della tornata elettorale. Questo è quanto. C’è pero il rischio che la soglia dei 4500 voti validi prima accennati si abbassi di parecchio, in virtù del fatto che le modalità di voto non sono sufficientemente chiare alla maggior parte del corpo elettorale.

A tal proposito si riporta quanto comunica la rete dei comuni, Ancitel (rete dei Comuni): Nei Comuni con più di 15.000 abitanti si vota con una sola scheda, sulla quale saranno già riportati i nominativi dei candidati alla carica di Sindaco e, a fianco di ciascuno, il simbolo o i simboli delle liste che lo appoggiano.
Il cittadino può esprimere il proprio voto in tre modi diversi:
1. tracciando un segno solo sul simbolo di una lista, assegnando in tal modo la propria preferenza alla lista contrassegnata e al candidato Sindaco da quest'ultima appoggiato;
2. tracciando un segno sul simbolo di una lista, eventualmente indicando anche la doppia preferenza di genere, tale possibilità, prevista per i i cittadini dei Comuni superiori ai 5.000 abitanti, consente di esprimere due preferenze per i consiglieri comunali purché riguardanti candidati consiglieri di sesso diverso e appartenenti alla stessa lista, tracciando contestualmente un segno sul nome di un candidato Sindaco non collegato alla lista votata: così facendo si ottiene il cosiddetto "voto disgiunto";
3. tracciando un segno solo sul nome del Sindaco, votando così solo per il candidato Sindaco e non per la lista o le liste a quest'ultimo collegate.
Qualora nessun candidato raggiunga tale soglia si tornerà a votare la seconda domenica successiva per scegliere tra i due candidati che al primo turno hanno ottenuto il maggior numero di voti (ballottaggio).
In caso di parità di voti al primo turno, verrà ammesso al ballottaggio il candidato alla lista più votata (maggiore cifra elettorale) e, in caso di ulteriore parità, verrà ammesso il più anziano di età (gli stessi criteri saranno usati in caso di parità nel ballottaggio).
Al secondo turno viene eletto Sindaco il candidato che ottiene il maggior numero di voti.
Per stabilire la composizione del Consiglio si tiene conto dei risultati elettorali del primo turno e degli eventuali ulteriori collegamenti nel secondo. In pratica, se la lista o l'insieme delle liste collegate al candidato eletto Sindaco nel primo o nel secondo turno non hanno conseguito almeno il 60% dei seggi ma hanno ottenuto nel primo turno almeno il 40% dei voti, otterranno automaticamente il 60% dei seggi.
I seggi restanti saranno divisi tra le altre liste proporzionalmente alle preferenze ottenute.

Con questo meccanismo di voto, secondo noi, è molto facile sballare voti e chissà perché il legislatore non ha tenuto conto.  

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