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Martedì, 06 Giugno 2017 06:24

BALDASSARI: ILVA/"E’ dal 2012 che ci viene detto di stare sereni, di non preoccuparci, che ci viene negata la possibilità di scegliere da noi del nostro futuro". In evidenza

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Dichiarazioni della candidata sindaco Stefania Baldassari, coalizione "Insieme per Taranto", rese sulla vertenza ILVA. L'unico candidato sindaco che ha ritenuto di aderire all'invito e di partecipare alla conferenza stampa è stato Pino Lessa. Presente anche il Presidente della Provincia Martino Tamburrano.

 

"Non intendo cedere alla tentazione di condurre una becera campagna elettorale puntando il dito sugli altri. Farò sempre quello che ritengo giusto. E in questo momento a prescindere da quello che sostengono i miei competitor (alcuni in maniera molto boriosa e sprezzante) ritenevo e ritengo giusto che la città senza distinzioni di sorta si presenti compatta di fronte all’ennesimo atto di imposizione dall’alto con cui si vuole decidere il suo destino.

Mentre a Taranto andava in scena l’ennesima tragedia sociale, io non facevo calcoli, non programmavo strategie e andavo dove un candidato sindaco, ma forse anche un semplice cittadino, doveva essere: cioè davanti a quell’ILVA che per me, ora candidata alla carica di sindaco, si presenta come la sfida più grande per chi avrà l’onere e l’onore di governare questa città.

Ho sentito di farlo e i fatti mi hanno dato ragione. Davanti a quella fabbrica c’erano centinaia di operai con occhi rabbiosi, impauriti a volte, volevano confrontarsi con chi stava decidendo il loro futuro. C’erano fratelli, padri, nonni a cui delle parole di Stefania Baldassari forse può importare davvero poco. Ma quegli operai, senza più alcuna certezza, di una cosa hanno estremo bisogno: della vicinanza di una città intera.

Da cittadina ho detto che ero lì per condividere con loro le loro preoccupazioni. Da candidata sindaco ho detto che un trattamento così non lo avrei più accettato.

Ed ecco l’appuntamento di quest’oggi. L'ho organizzato per dire poche cose, chiare e semplici.

Per dire, ad esempio, che mentre in città si assiste ad una delle campagne elettorali più brutte ed infamanti, il giorno dopo l’annuncio di esuberi in tutto il Gruppo ILVA a Genova le istituzioni locali tutte e i sindacati dei metalmeccanici hanno rispolverato il loro bel Accordo di Programma firmato a Palazzo Chigi nel 2005 e rinnovato nell’ottobre del 2014, facendo intendere a chiare lettere che quel documento non può essere messo in discussione. Da nessuno.

Per dire che mentre qui qualche candidato sindaco filosofeggiava su ILVA e diversificazione al Ministero dello Sviluppo Economico, ministri e governo della sua stessa parte politica, confezionavano il pacchetto per Arcelor Mittal non tenendo conto del rischioso percorso dell’Antitrust europeo, dei piani ambientali che negavano, ad esempio, l’introduzione di BAT migliorative nel mercato europeo dell’acciaio, e infischiandosene persino degli stessi operai che al cospetto di quell’accordo diventano una variabile di secondo piano rispetto a qualche euro in più barattato in cambio della garanzia di immunità penale dei nuovi padroni dell'azienda.

E’ dal 2012 che ci viene detto di stare sereni, di non preoccuparci, che ci viene negata la possibilità di scegliere da noi del nostro futuro. Il risultato è che oggi lo scenario è solo più incancrenito e la città sempre più divisa, lacerata al suo interno, come se fosse facile quello che facile non è, sia se si trattasse di chiudere sia se si tentasse la delicata strada dell’ambientalizzazione.

Ma si decide se si è liberi e informati. E noi non lo siamo. Trattati come dei sudditi, abbiamo consentito scelte difficili consumate sulla nostra pelle.

Ecco perché io oggi avrei voluto accanto a me tutti i protagonisti del tempo che tristemente stiamo vivendo. Per non lasciare alibi a nessuno, ma anche per mostrare una Taranto diversa, unita, capace di alzare la testa finalmente. L'unico che ha ritenuto di accettare l'invito a partecipare alla conferenza stampa, e di questo lo ringrazio, è stato il candidato sindaco Pino Lessa.

Una operazione complessa la vicenda ILVA, che dal 2012 ad oggi ha registrato centinaia di proroghe. Si badi bene non solo decreti salva ILVA, ma anche infinite dilatazioni dei tempi, soprattutto quelli che riguardavano la bonifica o le famose coperture dei parchi minerali. Cinque anni trascorsi invano per tornare al punto di partenza e accelerare proprio in questo momento. Nel momento esatto in cui una città senza guida e senza governo e quindi senza decisore politico è una preda perfetta, è un fortino sguarnito da conquistare, proprio mentre ci azzanniamo per un posto in consiglio comunale perdendo di vista le questioni vitali che ci interrogano sul prima e il dopo di questo modello di sviluppo.

Ammorbati, malati, uccisi, cassintegrati e ritenuti in esubero. Tutto questo senza che noi potessimo dire nulla. E’ accaduto già tante volte. Ma adesso io dico che non dovrà accadere più e per questo al tavolo di contrattazione con la new company che acquisirà l’ILVA, oltre i sindacati, ci dovrà essere il sindaco di questa città. Manca poco ormai e al massimo entro la fine del mese ci sarà un nuovo primo cittadino.

Si sospenda tutto dunque e si metta in condizione la città di decidere, di chiedere garanzie, di ottenere risposte certe.

Taranto ha bisogno del suo accordo di programma e dovrà essere uno dei punti cardine del nuovo corso, ma prima di ogni decisione il Governo e il partito di maggioranza la smettano di fare i colonizzatori. Siamo stati commissariati dall’alto per troppo tempo, ora è il momento di reagire!”

 

Stefania Baldassari

candidata sindaco

coalizione "Insieme per Taranto"

 

 

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