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Sabato, 14 Gennaio 2017 04:59

Un anno da Genitori tarantini. In evidenza

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13 gennaio del 2016: “I BAMBINI DI TARANTO VOGLIONO VIVERE”.

Questo si legge su due cartelloni di 6 metri per 3 affissi in due punti della città.

E’ passato giusto un anno, da quel giorno. Un anno di iniziative, prese di posizione, lettere, manifestazioni, partecipazione.

I cartelloni di denuncia vennero affissi, in seguito anche a Bari, a Genova e a Roma.

Ricordiamo con affetto la solidarietà del gruppo “Taranto Supporters” che volle esporre lo striscione in gradinata, durante una partita casalinga del Taranto della scorsa stagione agonistica.

Ricordiamo il flash mob con i passeggini vuoti, organizzato con “Taranto Lider” e “WWF Taranto”, primo tentativo di condivisione ed unione: una giornata storica, per Taranto.

Ricordiamo le affettuose parole di Massimo Ranieri che, indicando lo striscione, volle dedicare un pensiero ai bambini e alle mamme di Taranto, durante il suo spettacolo al PalaMazzola.

Ricordiamo le lettere inviate al Sindaco, al Prefetto, al Presidente della Regione, all’ex premier e a quello attualmente in carica, al Papa. E le lettere di censura, accompagnate dallo studio S.E.N.T.I.E.R.I., inviate a tutti i parlamentari che appoggiarono il decimo decreto salva-Ilva.

Ricordiamo la presenza del manifesto dei Genitori tarantini in giro per la provincia e anche più in là.

Ricordiamo la serata di arte, musica, spettacolo e interventi durante la prima serata della manifestazione “Sud in fermento”, al Castello di Leporano.

Ricordiamo gli interventi televisivi in programmi di respiro nazionale.

Ricordiamo, infine, il manifesto che a Natale ha visto le firme di 13 associazioni tarantine, finalmente unite sotto lo stesso augurio: chiusura delle fonti inquinanti.

Ringraziamo la stampa, sempre particolarmente attenta e disponibile con noi.

Ringraziamo il sempre crescente numero di persone che hanno voluto sostenerci ed ancora lo fanno.

Soprattutto, però, vogliamo ringraziare Taranto, la nostra terra, ferita a morte ma ancora viva, calpestata nella dignità ma ancora forte, piegata ma non ancora prona. Una madre che ancora riesce ad avere figli che vogliono difenderla. Con tutte le forze.

 

 

 

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