Lunedì, 03 Ottobre 2016 11:59

Palagianello/ Sentenza Fotovoltaico, tra comizi, pianti e feste. L'opposizione chiede un confronto pubblico In evidenza

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Antonio Notarnicola

PALAGIANELLO – Tentare di trovare il bandolo della matassa, relativo alla questione che ha visto il sindaco Michele Labalestra e il suo consigliere di maggioranza, nonché assessore all’Agricoltura e alle Energie Alternative, Marco Natale, sua madre Anna Greco e alcuni tecnici, finiti al centro di una controversia amministrativa, è un esercizio che porta a sicuro mal di testa. L’informazione e la controinformazione sulla questione che ha visto la comunità palagianellese balzare agli onori, si fa per dire, della cronaca giudiziaria che tanto scalpore ha suscitato nell’opinione pubblica, è davvero tanta. Materia al centro della contesa è l’installazione di un mega impianto fotovoltaico di 8 megawatt, realizzato dalla impresa italo-spagnola 9Ren in contrada Conocchiella, su di un’area di una ventina di ettari sottoposta a vincoli di usi civici. Il primo tentativo di attingere informazioni utili a fornire al cittadino una chiave di lettura consapevole e scevra da qualsiasi condizionamento sulla questione in argomento è stato quello di sentire direttamente la pubblica opinioneattraverso pareri e opinioni. Ben presto però ci si è resi conto che l’informazione predominante era quella di un errore dovuto alla mancata affrancazione del terreno da parte del proprietario, Anna Greco, madre dell’assessore Narco Natale. Una bazzecola quindi è apparsa, a primo impatto, tutta la vicenda. Anzi stando a quel che la gente lasciava trapelare sembrava più che altro la solita montatura che i politici costruiscono ad arte per far fuori l’avversario di turno. Opinione che stava sempre piùprendendo piede. D’altronde questo è un clichè abbastanza usato e qualche volta anche abusato, da chi marcia nell’agone politico. Prima di chiudere la faccenda in questo modo, però, s’è attesa la conclusione di due preannunciati comizi. Il primo tenuto dalla maggioranza, dal sindaco Labalestra quale primo responsabile dell’operato amministrativo e successivamente quello dell’opposizione (Mancini, Scalera, Vetrano, Gasparre, Antonicelli). Ai fini della già citata comprensione si è intravisto, in questi due appuntamenti pubblici, più che altro un’occasione che sicuramente avrebbe portato un tassello di chiarezza all’intera vicenda, visto che erano entrambi gli schieramenti ad avvicendarsi sul palco in piazza centrale (ex area FS). Diciamo subito che il pubblico comizio tenuto dal sindaco non è stato per nulla esaudiente da questo punto di vista. Labalestra nel suo intervento ha rimarcato una volta in più di essere stato assolto da ogni accusa. Di più. A un certo punto del comizio si sono visti sventolare dei fogli, in cui, molto probabilmente, vi era il dispositivo della sua assoluzione. Questo a lume di naso poiché nessuno ha avuto la possibilità di dare un’occhiata a quei fogli sventolati sotto il naso dei presenti. Non solo. Ha pure fatto presente che si è festeggiato per l’assoluzione ottenuta. Secondo noi quest’ammissione festaiola l’avrebbe potuta risparmiare ai presenti. Perchè? Secondo il nostro punto di vista non si può far festa, a cuor leggero, quando sull’altro banco degli imputati, un proprio consigliere di maggioranza e ancor prima amico, ha subito un giudizio di condanna che vede coinvolto anche un proprio congiunto su una vicenda che li vede entrambi accomunati. Né si può liquidare un comportamento del genere in termini di solidarietà e vicinanza alla famiglia Natale e poi aggiungere che “non potevo impedire ai miei sostenitori di far festa”. Perché no? Dovrebbe essere scontato il fatto, secondo noi, che quando si intraprende un viaggio, insieme, va innanzitutto condiviso, insieme, nel bene e nel male, sempre, non solo quando conviene. Altra cosa emersa dal prosieguo dell’intervento pubblico del sindaco è il fatto che per la prima volta abbiamo sentito il termine “mazzate”, fatto salvo poi il fatto di precisare, in tutta fretta, che il termine era riferito a “mazzate elettorali” dovute alle sue sonore vittorie. Intanto la boutade è partita. Sarà pure cosi, senza dubbio, ma ci sono modi e modi per esprimere certi concetti senza peraltro alimentare veleni e dissidi ambientali. Inoltre il sindaco, dal palco, si è lamentato delle continue denunce che gli pervengono tale da costringerlo a continui andirivieni di tribunale. In tal senso non si può dire che lui sia da meno in fatto di denunce. Per esperienza personale diretta, ne abbiamo testato l’indole alla denuncia facile, la vicenda Todaro ancora calda è un esempio abbastanza eloquente, anche quando si tratta di semplici scelte amministrative di poco conto o a dir poco irrilevanti. Intanto parte la minaccia di denuncia, con regolare atto di giunta al cui rimborso provvede la collettività, per il solo fatto di aver messo in evidenza una semplice “svista” amministrativa.

A parte questi aspetti relazionali poco edificanti tra chi amministra la cosa pubblica e cittadini, dalla vicenda non ancora conclusa del fotovoltaico, emerge anche un altro risvolto importante, poco valutato o trascurato del tutto. Lo dimostra il fatto che in presenza di un contenzioso amministrativo chi maggiormente rischia, in sede di giudizio, è proprio l’assessore al ramo e non già il sindaco come si potrebbe dedurre anche quando esiste l’avallo del suo benestare su atti e documenti oggetto del contenzioso. Morale della favola: in sede di giudizio, il sindaco ha meno responsabilità del suo assessore su un procedimento amministrativo finito sotto la lente della giustizia?

Per capire qualcosa dell’intera vicenda abbiamo atteso il comizio dell’opposizione, tenuto anch’esso in piazza centrale pero in giorni successivi a quello del sindaco. Un’attesa, possiamo dire ora, premiata in termini di comprensione solo quando ha parlato l’avv. Mino Antonicelli, che ha seguito e continua a seguire la vicenda con il suo omologo avv. Antonio Ingroia. Intanto bisogna dire che sia in apertura di comizio sia in chiusura l’avv. Antonicelli ha lanciato l’idea del pubblico confronto con la maggioranza per chiarire una volta per tutte la spinosa questione del fotovoltaico. Così come si era sottolineato in apertura anche il legale dal palco ha rimarcato la grande confusione esistente sulla vicenda fotovoltaico. Antonicelli ha pure affermato che prima di inoltrare denuncia sono stati fatti diversi tentativi per far ritornare sui propri passi l’amministrazione in procinto di concedere l’area a privati chiedendo più volte: ”visto che su quell’area deve sorgere un impianto di produzione di energia elettrica non è meglio che sia la comunità a beneficiare?” Una domanda insistente al momento rivolta ai presenti, ma ancor prima fatta al sindaco, senza peraltro ricevere nessuna risposta. Altro aspetto evidenziato dall’oratore, che poi rappresenta il nocciolo della questione, è stata l’operazione di affrancazione del terreno. In altri termini l’area a detta dell’avv. nonostante vincolata da usi civici, quindi terreno agricolo il cui valore di vendita è stato di soli 4mila euro. Una volta però diventato terreno ad uso industriale, clausola necessaria per l’istallazione dell’impianto, subisce una impennata in termini di rivalutazione che si aggira intorno ai 2milioni di euro. Una formidabile operazione da far rabbrividire qualsiasi trader borsistico. Somma questa che spetta alla comunità palagianellese,è stato più volte detto, di cui i ricorrenti non intendono assolutamente recedere nemmeno di un euro. Della serie fotovoltaico, altri comizi sono annunciati dalle parti.