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Sabato, 09 Luglio 2016 06:50

CONFCOMMERCIO TARANTO/ La chiusura di COIN deve far riflettere. In evidenza

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Il Presidente Giangrande:in cinque anni perse 1300 aziende.

Coin lascia  Taranto. L’ennesimo segnale del  lento decadere del commercio tarantino.

Un impoverimento del tessuto commerciale del capoluogo, confermato peraltro dai numeri,  in cinque anni si sono perse 1300 aziende. Cessazioni confermate dalle tante serrande ormai chiuse da tempo su   interi isolati, soprattutto nel Borgo di Taranto. Quel centro storico mai rilanciato, malgrado i fiumi di inchiostri scritti  in questi ultimi anni da tecnici, politici, amministratori.

<<Analisi, valutazioni, confronti nelle sedi istituzionali e non, accordi … promesse, tante promesse.>> Così commenta  il  presidente provinciale di Confcommercio,  Leonardo Giangrande, che ricorda come la riqualificazione del centro storico umbertino di Taranto sia da anni stata posta al centro dei progetti di rilancio economico della città e come con l’acutizzarsi della crisi dell’industria dell’acciaio,  e a partire dal 2012 dell’ Ilva, sia stata messa in primissimo piano la necessità di puntare sullo sviluppo delle attività terziarie legate al commercio, ai servizi, al turismo.

Tutta la  progettualità  su cui si è lavorato  nell’ultimo decennio ha ruotato attorno al tema del rilancio delle aree urbane a vocazione commerciale, a partire dal distretto del commercio, pensato per promuovere le attività commerciali al dettaglio nella loro funzione non solo economica, ma anche sociale. Così come la battaglia decennale per la acquisizione  delle aree demaniali, in primis Baraccamenti Cattolica e Arena Artiglieria, è stata incentrata su l’obiettivo di far acquisire  al Borgo di Taranto, attraverso la realizzazione di nuovi attrattori,  occasioni di valorizzazione dell’offerta culturale e turistica del territorio e di miglioramento dei servizi. E poi ancora il  tema del recupero dei contenitori di pregio – Palazzo degli Uffici, ex cinema Fusco, ex Banco di Napoli-;  insomma, anni e anni di tavoli tecnici e di incontri politici che non sono approdati a nulla di concreto.

<<L’unica certezza che oggi abbiamo è  il degrado del Borgo di Taranto, la chiusura di tanti negozi, l’abbandono di brand importanti,  ed ora addirittura la fuga di Coin  che certamente rappresentava un notevole attrattore  per via di Palma e le strade limitrofe. Un abbandono su cui occorre riflettere – continua Giangrande- e che non può lasciarci indifferenti e che dovrebbe indurre  l’Amministrazione locale ad attivarsi per impedire che altri competitor decidano di abbandonare la piazza di Taranto. Se è vero che parte del problema è legato alla situazione reddituale delle famiglie tarantine, è d’altra parte vero che poco e male si è fatto per mettere in campo politiche organiche di valorizzazione della rete commerciale finalizzate a promuovere l’insediamento di nuove attività e la riqualificazione delle esistenti. Invano si sono attesi interventi di miglioramento degli spazi pubblici, interventi strutturali per la realizzazione delle aree di sosta e di facilitazione del sistema della viabilità, ammesso che i cordoli,  di cui si sta facendo abbondante uso, non vengano ritenuti la risposta ai problemi della viabilità. Ecco è mancata del tutto una visione di territorio, una cabina di regia che fosse in grado di ottimizzare la funzione economica e  sociale delle aree urbane del commercio.>>

 

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