Lunedì, 25 Gennaio 2016 19:36

Il Caso/ Anche Confindustria dice "No" al trasferimento della Soprintendenza di Taranto a Lecce In evidenza

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Anche Confindustria si associa al coro di “no” al trasferimento della Soprintendenza Archeologica di Taranto a Lecce, ritenendola una palese contraddizione rispetto ai processi di rilancio e valorizzazione del polo museale e più in generale del territorio di Taranto anche dal punto di vista paesaggistico e culturale

 

 

Poco meno di centodieci anni di storia cancellati in un arco brevissimo di tempo, in nome di una riforma condivisibile negli obiettivi ma incomprensibile nelle modalità di attuazione.

E’ questo il commento di Confindustria Taranto rispetto alla vicenda riguardante il trasferimento della Soprintendenza Archeologica da Taranto a Lecce,che ha già suscitato un coro di polemiche e che si auspica non possa definirsi ancora conclusa.

A parere di Confindustria, infatti, la decisione adottata dal Ministro Franceschini, pur giustificandosi in un ambito di riforma che mira alla razionalizzazione e quindi all’economicità degli enti, non trova alcuna giustificazione nell’individuazione di Lecce quale sede unica per il proprio territorio e per Taranto e Brindisi. E’ palese, infatti, l’enorme ricchezza di testimonianze storico-archeologiche che il capoluogo jonico vanta rispetto alla città barocca ed altrettanto palese è la maggiore estensione del territorio laddove compreso fra i requisiti che decretavano l’assegnazione della sede.

Altrettanto illogico appare privare Taranto di un’istituzione presente dal 1907 attorno alla quale si è formato, in circa 110 anni di storia, un ricco humus di professionalità, competenze, ricerche e passioni che hanno portato nel tempo, e ancora portano, alla formazione di singoli operatori culturali ma anche di associazioni  e cooperative giovanili dedite alla salvaguardia, al recupero e alla valorizzazione del patrimonio culturale e ambientale territoriale.

E’ il caso di ricordare, inoltre, che, pur dotato di una propria autonomia e di una sua funzionalità, che investe anche un ovvio carattere turistico-culturale, lo stesso Museo Marta - annoverato fra i tre musei nazionali italiani del sud- deve la sua stessa esistenza, e nel tempo la sua forza, al lavoro – è il caso di dire sotterraneo – svolto dalla Sovrintendenza Archeologica di Taranto. Le funzioni dei due presidi, quello museale e quello archeologico, pur nelle loro ovvie differenze, vanno pertanto lette assieme perché è dall’uno che l’altro ha tratto la sua grandezza e il suo indiscusso valore. Un valore, peraltro, decretato anche dal Contratto istituzionale di Sviluppo di cui Taranto è destinataria e che annovera fra gli interventi di rilancio proprio l’importante polo museale, dando luogo ad un’altra palese contraddizione in rapporto alla recente scelta del ministero.

 

Pur non entrando, inoltre, nel merito delle funzioni per così dire più pratiche della storica sede della soprintendenza tarantina, val la pena ricordare che i ricorrenti ritrovamenti archeologici, spesso avvenuti nel corso di lavori stradali o edili di ordinaria amministrazione, hanno richiesto e continuano a richiedere una presenza costante da parte dell’ente, preposto, fra i vari adempimenti, come è risaputo, ad un ruolo ispettivo fondamentale rispetto alla salvaguardia – spesso a rischio - e alla corretta conservazione dei reperti.

Da qui la richiesta al Ministro di rivedere i criteri che hanno condotto alla scelta di Lecce quale sede unica.

 

Taranto, dal canto suo, oltre a fare fronte comune per la difesa di un’istituzione culturale di pregio, dovrà interrogarsi sulle cose fatte e sulle opportunità perdute, (fra tutte, la chiusura della facoltà di scienze dei beni culturali) e compattarsi attorno ad un progetto e ad una proposta corale, affinché la valorizzazione delle proprie prerogative non si limiti al passato ma  sia proiettata anche verso un presente in costante trasformazione e ad un futuro ancora da delineare.  

 

 

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