Martedì, 20 Ottobre 2015 21:44

Il MAXIPROCESSO- Ambiente svenduto: appuntamento a dicembre In evidenza

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L'interno dell'aula di Corte d'Assise L'interno dell'aula di Corte d'Assise

Il maxi-processo c'è, ma prima di dargli vita bisognerà ancora attendere. L'omessa notifica dell'avviso di fissazione dell'udienza ad uno degli imputati ha comportato lo slittamento al primo dicembre del procedimento giudiziario più atteso a Taranto: quello contro la “grande industria”, quello che vede sotto accusa l'Ilva per disastro ambientale, quello che andrà a far parte della storia di una città che, almeno in questa fase iniziale del dibattimento, è stata la grande assente. Sì, è vero: l'aula “Emilio Alessandrini” del Tribunale ha confermato di non essere la “location” più indovinata per un processo del genere (il prossimo appuntamento si terrà nell'aula magna della Scuola dell'Aeronautica Militare), ma a fronte di una vicenda come è stata quella di “Ambiente svenduto” più di qualcuno si sarebbe aspettato una maggiore affluenza di pubblico. Un particolare che non è sfuggito in una giornata che non ha fatto registrare nulla di significativo, tranne la decisione del presidente della Corte d'Assise (il dott. Michele Petrangelo) di aggiornare l'avvio del procedimento. Della valanga di reati di cui sono chiamati a rispondere i 47 imputati (44 persone fisiche e tre società) se ne riparlerà il primo dicembre, quando (sempre che non ci siano altri imprevisti) si registrerà la costituzione delle parti e sarà fissato un primo calendario di udienze. Operazioni tutt'altro che veloci se si pensa ai numeri che caratterizzano questo caso giudiziario (solo le parti civili sono quasi mille). Un caso giudiziario che vede coinvolti alcuni ex amministratori (Nicola e Fabio Riva, ad esempio) e diversi manager dello stabilimento siderurgico, politici (come il sindaco del capoluogo ionico, Ezio Stefàno, l'ex governatore della Regione, Nichi Vendola, e l'ex presidente della Provincia di Taranto, Gianni Florido) e professionisti. Tutti finiti nel mirino della Procura a seguito di quanto emerse da accertamenti, intercettazioni telefoniche e perizie, elementi probatori capaci di far puntare l'indice contro l'attività industriale messa in atto dall'Ilva nel corso degli anni. A giudizio degli inquirenti, l'azienda avrebbe mirato ad ottenere il massimo del profitto senza curarsi di adottare misure in grado di scongiurare sia l'inquinamento di un intero territorio sia il verificarsi di incidenti all'interno dell'azienda. Accuse e sospetti che hanno portato il pool di magistrati ad ipotizzare (a vario titolo e a seconda dei singoli imputati) contestazioni pesantissime, fra cui l'associazione a delinquere, disastro ambientale, omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro e l'avvelenamento di sostanze alimentari, che è poi il reato che ha determinato la competenza della Corte d'Assise. Toccherà a questo organo giudicante valutare quanto accaduto in una città che troppo spesso ha lasciato decidere ad altri ed in altri luoghi il proprio destino. Ma questa è tutta un'altra storia.

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