Martedì, 14 Aprile 2015 12:43

UNIVERSITA' - I verdi scrivono al Rettore Uricchio: "Salviamo il corso di laurea di Beni culturali" In evidenza

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Taranto non può permettersi di perdere il corso di laurea in Beni culturali. Di questo ne sono fermamrnte convinti Vincenzo Fornaro e Annalisa Montanaro, portavoce dei Verdi per la provincia di Taranto, i quali hanno rivolto un appello al Magnifico rettore dell'Università di Bari, Antonio Felice Uricchio.

"Sappiamo - scrivono i due esponenti dei Verdi - che in tutto il Paese è in atto un processo di riorganizzazione dei corsi di studio che spesso porta ad eliminarne qualcuno, ma non si può ignorare una specificità tutta tarantina" per cui "non si può prevedere il taglio del corso di Beni culturali: qui a Taranto c’è una ramificazione dell’ateneo di Bari e non una sede autonoma. Inoltre la nostra città, la seconda della Puglia, è in preda ad una crisi economica che è soprattutto una crisi di identità, ed è teatro di una discussione animata sul ruolo dei vari settori produttivi, nonché laboratorio per chi progetta speranzoso un futuro diverso. Noi Verdi, in particolare, - aggiungono Fornaro e Montanaro - proponiamo di ispirarci a quelle città, come Bilbao e Pittsburgh, che hanno radicalmente cambiato la propria economia attraverso investimenti nella ricerca e nell’innovazione, abbandonando definitivamente l’industria pesante fonte di inquinamento e di squilibri sociali. A Taranto c’è anche il meraviglioso Museo archeologico nazionale, una splendida realtà che può aiutare gli studenti a misurare sul campo le competenze acquisite sui libri; inoltre la città ospita, da ben cinquantaquattro anni, un prestigioso convegno internazionale di archeologia".

Ragion per cui Vincenzo Fornaro e Annalisa Montanaro trovano "scandalosa e controproducente" l’ipotesi di eliminare "il corso dei Beni culturali proprio a Taranto. Del resto la ricerca scientifica e la tutela della cultura e del paesaggio sono previsti nel medesimo articolo della costituzione, il n.9, a riprova della interconnessione di queste diverse materie. Ribadiamo che questa città e la sua provincia hanno bisogno di investimenti in ricerca e non certo di elemosine infruttuose che darebbero “una spolverata” all’Ilva. Sappiamo - sottolineano i due Verdi - che ci sono problemi di sostenibilità dei corsi a causa del limitato numero degli iscritti a Taranto, ma facciamo notare che, forse, andrebbe potenziata la sede tarantina dotandola di quelle strutture mancanti, come ad esempio la biblioteca, e trasferendo qui il corso tenuto a Bari, senza naturalmente danneggiare gli studenti già iscritti nel capoluogo regionale. L’università può aiutare questa città ad uscire dalle secche in cui è arenata. Invitiamo pertanto la Regione Puglia e il ministero dell’Università a sostenere l’offerta formativa già esistente a Taranto e - concludono - ci appelliamo a lei, Magnifico rettore Antonio Felice Uricchio, vicino alla nostra realtà ormai da tanti anni, affinché si faccia prezioso ed autorevole interprete di queste nostre richieste2.

 

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