Mercoledì, 24 Dicembre 2014 19:24

DECRETO SALVA ILVA - PeaceLink: "Violate le direttive europee. La nuova Aia non protegge più la salute dei cittadini" In evidenza

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"E' stato varato il settimo decreto del Governo italiano sullo stabilimento Ilva di Taranto. I soldi pubblici messi a disposizione dell’Ilva sono una quantità irrisoria e non serviranno che a pagare un terzo del debito che l'azienda ha con le banche. Essi saranno sottratti ai progetti di sviluppo regionale, usando fondi europei Fesr e di coesione sociale che dovrebbero essere invece investiti a favore dello sviluppo, della ricerca e dell'innovazione sostenibili".

E' particolarmente duro il commento che Alessandro Marescotti, Antonia Battaglia e Luciano Manna di PeaceLink fanno sul nuovo decreto, il settimo, con il quale il governo viene in soccorso del colosso d'acciaio. Secondo i tre componenti PeaceLink, infatti, con questo decreto lo Stato "rinuncia definitivamente ad investire nelle migliori tecnologie e nel rispetto dell’autorizzazione ambientale Aia che era stata prescritta nel 2012. Viene garantito così un salvacondotto penale al commissario che guiderà l’Ilvaq visto che i tempi di completamento dell’autorizzazione ambientale Aia si dilatano in maniera indefinita, ossia a data da stabilire con un ulteriore decreto del presidente del Consiglio".

Per questi motivi Peacelink fa appello alla Commissione europea perché sanzioni nuovamente il governo italiano, "che non ha voluto attenersi alle norme comunitarie. Il Governo intende infatti risolvere la questione Ilva di Taranto peggiorando, secondo quanto dichiarato dallo stesso premier, le norme dell'Aia (autorizzazione integrale ambientale), che ritiene troppo severe e penalizzanti per l'Ilva. Tale Aia - aggiungono Marescotti, Battaglia e Manna - non è mai stata rispettata nelle sue parti più significative. In essa sono state previste le prescrizioni impiantistiche europee entrate in vigore in tutto il continente europeo dal 2012 in poi. Quindi non è vero (come affermato da Renzi) che l'Aia Ilva sia troppo severa e non è vero che nel resto dell'Europa non sarebbero in vigore le norme impiantistiche prescritte per l'Ilva di Taranto. A tal fine, basta consultare il sito del ministero dell'Ambiente per documentarsi: le nuove Best Available Techniques (BAT) sono  entrate in vigore in Italia in data 8 marzo 2012. E sono state approvate dall'Europa il 28 febbraio 2012 diventando quindi valevoli per tutti gli stati europei. Ma questo - sttolineano gli attivisti di PeaceLink - Renzi non lo dice, producendo un effetto distorsivo dell'informazione".

Ragion per cui PeaceLink esprime sbigottimento per le parole del premier Renzi che afferma "di voler venire in soccorso dei bambini di Taranto prevedendo di non applicare le norme europee che prevedono tecnologie meno impattanti. Quello che genera sconcerto è che Renzi voglia salvare i bambini di Taranto rinunciado all'uso delle tecnologie siderurgiche più avanzate, ossia le Best Available Techniques (BAT) del 2012 di cui sopra, e rendendo quindi meno strngenti i limiti emissivi per l'Ilva  e andando quindi contro la legge". Non solo, perchè alle dichiarazioni di Renzi che parla di  "astruse regole europee" quelle che vietano gli aiuti di Stato alle imprese, PeaceLink controbatte ricordando al premier che il Governo italiano "è firmatario dei trattati europei ed è pertanto garante dello stato di diritto rappresentato dalle istituzioni europee sul territorio nazionale. Questo governo, dimenticandosi di essere stato cofondatore dell'Europa e dei suoi trattati, si pone contro la legge europea e lo fa per pagare le banche creditrici dell'Ilva. Vìola le norme europee non per proteggere i suoi cittadini ma per portare avanti un improbabile salvataggio di impianti inquinanti già dichiarati fuori norma dalla Commissione stessa e dalla Magistratura italiana. La produzione ed il funzionamento degli impianti attuali dell'Ilva (che sono attualmente sotto sequestro penale) aveva alla base un obbligo non rispettato: lo stretto rispetto del cronoprogramma Aia".

Obbligo, ricordano ancora Marescotti, Battaglia e Manna, che era stato indicato dalla Corte costituzionale già nel maggio 2013. "Il primo decreto Salva-Ilva (dicembre 2012) - fanno presente i tre ambientalisti - è stato infatti dichiarato costituzionale a condizione che il cronoprogramma Aia venisse rispettato entro il 2014. Il regime transitorio per l'Ilva era limitato ad un periodo breve finalizzato alla messa a norma dello stabilimento. Ma ciò non è avvenuto e quello che doveva essere considerato transitorio si è trasformato in un allungamento a dismisura dei tempi di attuazione delle prescrizioni Aia".

Ecco perchè PeaceLink "si batterà - sottolineano con forza Marescotti, Battaglia e Manna - per un piano B che salvi Taranto e i suoi lavoratori dalla catastrofe attraverso i fondi europei per le aree di crisi industriale. Ogni piano di salvataggio dei lavoratori è consentito dalle norme europee, mentre non è consentito un piano di aiuto aziendale che altera la concorrenza e serve solo a pagare le banche creditrici dell'Ilva, sottraendo fondi allo sviluppo regionale. I cittadini di Taranto, ormai senza più tutele ambientali, rimandano al mittente il regalo di Natale di Renzi. PeaceLink - concludono - invierà una lettera al presidente della Commissione europea per segnalare in maniera dettagliata la gravità delle violazioni di diverso tipo presenti nel decreto del governo italiano".

Letto 709 volte Ultima modifica il Venerdì, 26 Dicembre 2014 11:24