Sabato, 18 Ottobre 2014 05:29

Il problema ambientale di Taranto e Brindisi: le proposte di Dario Stefàno per ribaltare una situazione non più sostenibile In evidenza

Scritto da 
Vota questo articolo
(0 Voti)

 

Se parliamo di Ambiente, non possiamo non rivolgere lo sguardo anche a Taranto a quel territorio straordinario, al riscatto che merita e che non può più essere rinviato. E quindi parliamo di Ilva, per ribadire con forza che senza risanamento non c’è futuro per Taranto e non c’è futuro per Ilva. Risanamento significa: innovazione tecnologica per portare a compimento l’ambientalizzazione dei processi produttivi. Su questo non si può balbettare. Il risanamento ambientale non è una parte del problema produttivo-finanziario del polo siderurgico tarantino: è la soluzione.  L’applicazione puntuale delle prescrizioni ambientali dell’AIA è il presupposto della prosecuzione dell’attività di Ilva e dunque la garanzia per il mantenimento dei posti di lavoro e il ripristino di un rapporto corretto fra fabbrica e città. Il polo tarantino avrà un futuro se saprà rinascere come esperienza pilota di una acciaieria tecnologicamente avanzatissima e che adotta i più moderni standard e le migliori soluzioni di tutela ambientale.

IL PARADOSSO DA RISOLVERE

Insomma, Brindisi, ma anche Taranto, ci dicono che la PUGLIA VIVE UN PARADOSSO AMBIENTALISTA: con il numero più elevato di emissioni di CO2 in Italia (il 20% del dato nazionale) è la prima regione in classifica per potenza installata di energie rinnovabili. La Puglia fornisce il contributo più importante nella direzione del pareggio del bilancio energetico nazionale: a fronte di un consumo di poco inferiore a 20 mila GWh, ne produce circa 37.

E’ arrivato il tempo di rimediare a questo squilibrio che, perpetuandosi da oltre trent’anni, ha procurato inevitabili e oggettivi danni: all’ambiente e alla salute.

 Due beni non negoziabili che in passato sono stato sacrificati in ragione dell’emergenza occupazione e del sottosviluppo meridionale.

Taranto con Ilva, il più grande polo siderurgico d'Europa e Brindisi, il più importante polo energetico d'Italia con le sue tre centrali, sono tra i 57 siti di interesse nazionale per interventi di bonifica sulla scorta dell’effettivo rischio sanitario che le sue condizioni determinano per le popolazioni residenti.

Conosciamo i dati angoscianti riportati nello studio SENTIERI per il capoluogo jonico e le tante ricerche condotte qui dal dr. Latini e dal dr. Gianicolo sui neonati con malattie congenite.

 LE NOSTRE PROPOSTE PER RIBALTARE UNA SITUAZIONE NON PIÙ SOSTENIBILE

Per l’area brindisina:

  • Programmare la chiusura della centrale Edipower di Brindisi Nord (come da convenzione del 1996) prevista per il 2004, procedere alla bonifica del sito e restituire l’area all’attività portuale.

  • Sottoscrivere una nuova convenzione tra Enel, Regione, Comune e Provincia – sotto forma di accordo di programma – e prevedere la graduale trasformazione a metano con previsione, nel periodo necessario alla trasformazione, di un minor utilizzo del carbone nella centrale di Cerano. In coerenza con quanto stabilito dall’art. 1 della legge regionale 31/2008.

Per tutta la Puglia:

  • Promuovere come Regione l’iniziativa strategica 2014-2020 lanciata dalla Commissione Europea denominata Mayors Adapt con l’obiettivo di fare fronte ai cambiamenti climatici, promuovendo uno sviluppo urbano sostenibile e riducendo le emissioni dei gas ad effetto serra a livello locale.  Uno strumento per la prevenzione e la gestione degli impatti dei cambiamenti climatici: eventi meteorologici esterni (inondazioni), problemi ambientali (erosione coste e falesie), relativi problemi di sanità pubblica. La Puglia dovrà esercitare un ruolo chiave supportando le amministrazioni nella gestione delle azioni di adattamento e impegnando in maniera strategica i fondi strutturali 2014-2020. Prendere per mano i comuni diventare la cabina di regia tra istituzioni comunitarie e territori.


Letto 948 volte