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Giovedì, 16 Ottobre 2014 17:56

IL CASO- Ambiente svenduto: un "esercito" di parti civili contro l'Ilva In evidenza

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Nuova udienza per il procedimento originato dall'inchiesta “Ambiente svenduto”, quella che ha messo sotto accusa l'Ilva di Taranto per una valanga di reati. Questa mattina il gup del Tribunale ionico Vilma Gilli ha celebrato la ripresa del procedimento (lo scenario è sempre la palestra della Caserma dei Vigili del Fuoco) dedicando buona parte dei lavori al deposito delle proposte di costituzione di parte civile che sono state avanzate da tutti coloro che sostengono di aver subìto danni proprio a seguito dell'attività industriale del colosso siderurgico. Ad aver formalizzato le istanze di risarcimento danni per decine e decine di miliardi di euro sono stati circa 800 soggetti, fra Ministeri dell'Ambiente e della Salute, enti (Comune, Provincia e Regione), sindacati, associazioni e cittadini. Preso atto della copiosa documentazione da valutare, il giudice ha aggiornato il prosieguo dell'udienza al prossimo 20 novembre. Quando toccherà al nutrito collegio difensivo sollevare eventuali eccezioni su quanto prodotto dalle potenziali parti civili. Solo dopo aver esaurito questa fase, il gup diramerà l'elenco dei soggetti legittimati a poter partecipare al procedimento. Si ricorda che, dopo la scomparsa di Emilio Riva, a rischiare il rinvio a giudizio sono in tutto 52 inquisiti, 49 persone fisiche e 3 società. Fra i numerosi capi d'imputazione contestati, a vario titolo e a seconda delle posizioni dei soggetti implicati, spiccano quelli di disastro ambientale, di associazione a delinquere (a risponderne è solo una dozzina di imputati), omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro, avvelenamento di sostanze alimentari, danneggiamento, deturpamento di cose altrui, getto pericoloso di cose e di corruzione. Non è escluso che da parte di alcuni imputati possano esservi richieste di riti alternativi.

 

Letto 900 volte Ultima modifica il Giovedì, 16 Ottobre 2014 18:09
Giornalista3

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