Mercoledì, 10 Dicembre 2025 13:14

EX ILVA/ La richiesta dei sindacati: a Taranto 3 forni elettrici e 4 Dri. Bitetti: è la nostra ipotesi C In evidenza

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Tre forni elettrici e quattro impianti di preridotto a Taranto. Ė la proposta di Fim, Fiom, Uilm, Usb e dei rappresentanti sindacali di Acciaierie d’Italia in amministrazione sttaordinaria, Ilva in amministrazione straordinaria, indotto e appalto per il rilancio del siderurgico ex Ilva. Il documento viene discusso oggi a Taranto con le istituzioni regionali e locali.

   “Il governo prenda atto - si afferma - che il piano di rilancio non è stato realizzato, il prospettato piano di ripartenza di tutti gli impianti è rimasto incompiuto e che ad oggi è in vigore la cassa integrazione per un massimo di 4550 unità, approvata senza accordo sindacale, con la previsione di arrivare fino a 6000 unità con l’attuazione del “piano corto” presentato dal ministro Urso e dai commissari straordinari nell’incontro a Palazzo Chigi nella riunione dell’ 11 novembre scorso, oltre ai circa 1500 in Ilva AS già in cassa integrazione dal 2018”.    

   “Siamo a un passaggio storico per i lavoratori e la città di Taranto - si evidenzia nel documento - e crediamo sia indispensabile cogliere questa opportunità per pianificare un nuovo futuro che possa traguardare, nel più breve tempo possibile, il processo di transizione ecologica e sociale in grado di garantire la tutela ambientale, occupazionale e produttiva”. Per i sindacati e i delegati, “la continuità produttiva non può essere messa a rischio dal piano corto, presentato dal governo, che noi abbiamo definito sin da subito come un piano di chiusura. Quel piano, di fatto, non solo interrompe alcune attività, nello specifico ferma le cokerie dal primo gennaio 2026, ma aumenta il numero dei lavoratori inattivi e produce forti tensioni sociali nei territori. Il governo deve ritirare il piano presentato e contestualmente riaprire il confronto a Palazzo Chigi. Bisogna, inoltre, garantire il finanziamento della gestione ordinaria - si sostiene - per la prosecuzione di attività di manutenzioni in quanto, in assenza di un acquirente e di un provvedimento, lo stabilimento non avrebbe dal primo marzo la liquidità necessaria per continuare a produrre determinando, di fatto, il fermo di tutti i siti”.

“Tutto questo - si afferma ancora - passa da alcune condizioni per noi imprescindibili che, solo se realizzate, daranno risposte ai lavoratori diretti, di Ilva in amministrazione straordinaria, che per noi sono sempre stati all’interno del perimetro occupazionale attraverso la clausola di salvaguardia dell’accordo del 6 settembre 2018, e migliaia di lavoratori dell’appalto e indotto in continua sofferenza, e che da sempre rappresentano la platea più esposta pagandone il dazio più pesante. Il Governo - si evidenzia - è tenuto a trovare e fornire risorse adeguate per garantire gli   investimenti certi attraverso un necessario intervento pubblico dello Stato per assicurare un piano industriale che rilanci lo stabilimento e al contempo poter avviare finalmente il processo di decarbonizzazione”.

    Le proposte fatte oggi nell’assemblea di Taranto sono: “Realizzazione dei 3 forni elettrici nel minor tempo possibile che gradualmente andranno a sostituire gli attuali altiforni superando l’attuale ciclo integrale; Realizzazione di 4 Dri con impianti dedicati e realizzati a Taranto, materia prima indispensabile senza la quale la sostenibilità di Taranto potrebbe essere messa in discussione; Riavvio di tutte le linee di finitura (verticalizzazione del prodotto) che possa garantire il rientro dei lavoratori da troppo tempo in cassa integrazione”. Infine si chiede "l'istituzione di una clausola sociale che garantisca la ricollocazione, attraverso anche la realizzazione di nuovi impianti, dei lavoratori del mondo degli appalti occupati dalle aziende del territorio”, nonché “misure straordinarie per i lavoratori di Adi in As, Ilva in As e appalto attraverso ogni strumento possibile nella piena tutela degli aspetti sociali (lavori usuranti, estensione dei benefici previdenziali di amianto, incentivo all’esodo)”. “Non è niente altro che la nostra proposta, la famosa ipotesi C”. All’uscita dall’ex Ilva dopo l’assemblea con il consiglio di fabbrica, i sindacati e le altre istituzioni territoriali, il sindaco di Taranto, Piero Bitetti, non vede problemi circa la fornitura di gas al siderurgico dopo che ha sottoscritto un documento insieme alle altre istituzioni sulla realizzazione a Taranto, nell’ambito della decarbonizzazione, di 3 forni elettrici e di 4 impianti di preridotto (Dri) per alimentarli. “La maggioranza - dice il sindaco - sottoscrisse un documento dove si dichiarava disponibile alla realizzazione di 3 forni elettrici e immediatamente di un Dri, quello che vedeva la copertura di un investimento pubblico oggi a rischio, perché pare che parte di quei milioni di euro siano stati definanziati. Dicevamo - rileva Bitetti - che c’era la possibilità di aumentare i Dri compatibilmente con le forniture di gas. Da questo punto di vista il ministro ci ha rassicurato. Ci sono contatti per poter acquistare gas on shore con dei contratti per mantenere prezzi calmierati. É una questione che riteniamo superata e ci aspettiamo che entro l’11 vi sia una prima definizione di coloro che hanno partecipato alla gara. Laddove non ci dovesse essere un partner, una realtà imprenditoriale capace, chiediamo, così come abbiamo sempre chiesto, l’intervento pubblico per garantire che il sistema non crolli”.

E sul punto del gas, il governatore della Puglia, Michele Emiliano, aggiunge: “Il sindaco di Taranto ha sottoscritto il verbale come noi tutti, precisando ovviamente che il ministro ci ha più volte detto - cosa che aveva detto anche alla Regione più volte - che è possibile far arrivare a Taranto il gas anche attraverso pipe lines on shore e che la nave non é così indispensabile come qualcuno aveva provato a farci credere”. Commentando infine l’assemblea odierna in fabbrica, il sindaco di Taranto afferma: “ “Abbiamo ufficializzato quello che sosteniamo da tempo. Il tema della siderurgia nel Paese credo che dovrebbe essere chiaro a tutti: Taranto ha dato, ha dato tanto, si é prestata per la strategicità del Paese. La popolazione va rassicurata, ripagata di quelli che sono stati gli sforzi, i sacrifici e che oggi si sono trasformati in preoccupazioni, ansie. Qui è in crisi un sistema economico e sociale che non può essere trascurato. Il documento fa un appello alla presidente Meloni affinché in prima persona si metta alla guida di un tavolo interministeriale con tutti i ministeri coinvolti”. 

Ultima modifica il Mercoledì, 10 Dicembre 2025 23:34

    

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