L’ex Ilva va incontro ad un massiccio aumento della cassa integrazione. Quella attuale, che riguarda un numero massimo di 4450 lavoratori nel gruppo, passerà da metà mese a fine anno a 5700 dipendenti per poi toccare ad inizio 2026 quota 6mila a fronte di un organico complessivo che e di poco inferiore alle 10mila unita. A Taranto sarà l’impatto maggiore della cassa. È il dato emerso ieri sera nel nuovo confronto sull’ex ilva tra ministri e sindacati svoltosi nella sala monumentale di largo Chigi. Incontro presieduto da Alfredo Mantovano, sottosegretario alla presidenza del Consiglio. L’impennata della cassa e dovuta al fatto che si é deciso di accelerare i tempi della decarbonizzazione, che passeranno da otto a quattro anni. Questo comporterà dei lavori, la fermata di alcuni impianti, ma anche gli interventi di manutenzione sugli attuali tre altiforni che saranno tenuti in attività per tutta la fase di transizione. È infatti previsto che ad ogni nuovo forno elettrico che entrerà in funzione, corrisponda la fermata di un altoforno. Emerso dal vertice che c’é anche un nuovo opetatore industriale interessato all’ex Ilva. È estero ed è il terzo offerente dopo le due offerte distinte avanzate dai fondi americani Bedrock e Flacks Group., candidatisi a rilevare l’intero gruppo. Offerte quelle dei fondi Usa che prevedono giàun robusto taglio occupazionale. Molto critici i giudizi dei sindacati metalmeccanici, per i quali la situazione dell’ex Ilva continua a restare grave senza alcuna certezza di rilancio industriale e in più con le risorse finanziarie che stanno per finire. Con la cassa in aumento, i sindacati hanno calcolato che a Taranto rimarranno in attività 2.300 persone. Questa mattina, intanto, governo, commissari delle amministrazioni straordinarie di Ilva ed Acciaierie e tecnici terranno un nuovo incontro per approfondire la situazione.
Alla luce della situazione prospettata dal Governo ieri i sindacati hanno deciso di interrompere il confronto.
“Non abbiamo voluto rompere nulla, ma con grande responsabilità abbiamo deciso di interrompere il confronto e di ascoltare i lavoratori”. Così sull’ex Ilva Rocco Palombella, segretario generale Uilm, uscendo dall’incontro con il governo. “È stato un confronto duro e per alcuni versi un fatto annunciato - ha detto Palombella -. Loro ci hanno presentato delle proposte che sono inaccettabili poiché partono da un presupposto: utilizzare i lavoratori per fare cassa. Aumentano in modo esponenziale il numero dei cassintegrati sino ad arrivare a 6mila nel giro di qualche mese e la cosa grave é che non c’é una spiegazione su tutte le gare aperte, né un piano industriale. Prima hanno parlato di un piano di risalita, poi di uni per mettere l’azienda in vendita e poi di un piano corto. Corto non perché si svolge in tempo breve ma perché è breve il tempo che rimane prima della chiusura totale. Non è un piano che si può discutere o emendare. É inaccettabile perché porta a chiusura l’ex Ilva. É un piano che condanna i lavoratori e intere comunità. Domani riuniremo i lavoratori e decideremo di assumere le iniziative necessarie”.
Secondo Franco Rizzo dell'esecutivo nazionale Usb quello proposto dal Governo è un piano di accelerazione della chiusura della fabbrica nella peggiore condizione perché senza garanzie per lavoratori e aziende. Per noi tutto ciò che non prevede intervento dello Stato è messa in sicurezza delle 18mols famiglie è irricevibile.
“Speravamo in proposte concrete con degli offerenti. Abbiamo avuto la sorpresa da parte del Governo di collocare in cassa integrazione fra tre giorni altre 1.200 persone quando non é cambiato nulla rispetto al mancato accordo di qualche settimana fa”. Lo ha detto Ferdinando Uliano, leader della Fim Cisl. Uliano ha poi parlato della “prospettiva di fermare un’attività, quella di fermare le batterie delle cokerie. È un elemento che dal nostro punto di vista non può essere condiviso. Non siamo nelle condizioni di trovare un nuovo acquirente, siamo alla messa in discussione del piano di ripartenza che avevamo condiviso con il governo e che loro si erano impegnati a finanziare. Si é deciso di fare cassa con i lavoratori. Il governo ha sempre detto che avrebbe messo le risorse, oggi abbiamo compreso che non c’é più questa disponibilità. Non c’è nessuna ragione - ha detto Uliano - per cui a condizioni ferme si mettono in cassa integrazione circa 1.200 persone e altre 400 a gennaio. Questo é inaccettabile e abbiamo chiesto che sia ritirato. Abbiamo chiesto che lo Stato sia protagonista del rilancio e della decarbonizzazione, ma il governo non ha dato risposte”.
“Il Governo esprime rammarico per il fatto che la proposta di proseguire il confronto sull’ex Ilva, anche relativamente agli aspetti tecnici emersi nel corso della discussione, non sia stata accettata dalle organizzazioni sindacali”. Così si legge in una nota di Palazzo Chigi dopo l’incontro di stasera sull’ex Ilva tra governo e sindacati.
“L’esecutivo - si afferma - conferma in ogni caso la disponibilità a proseguire l’approfondimento di tutti gli aspetti e anche dei rilievi più controversi, sollevati dalle stesse organizzazioni sindacali alle proposte avanzate dal governo per la gestione operativa dell’azienda in questa fase transizione”.

