Si è spento a Taranto Franco Scherma, preside, intellettuale, punto di riferimento della cultura Tarantina. Ora si rincorrono le testimonianze, i ricordi, la consapevolezza del vuoto profondo che il
preside Scherma lascia.
"Franco Scherma - si legge nella prefazione del libro Franco Scherma. Un uomo fuori dal comune. Biografia e tracce di teofisica di Angelo Caputo- è ancora un bambino quando finisce con sua madre in un campo di concentramento etiope: il sogno mussoliniano dell'impero italiano in Africa sta ormai per crollare. Riesce ad arrivare avventurosamente in Italia, nella casa tarantina dei nonni materni, e da quel momento la sua vita cambia. Studente brillante, brucia tutte le tappe del suo percorso formativo con il massimo dei voti e comincia a lavorare sotto la guida di grandi maestri della Fisica, la sua materia del cuore. E si cimenta nei settori più disparati: dalla difesa militare alla sanità, sino alla ricerca sull'energia nucleare. E poi l'approdo nel mondo della scuola, con l'insegnamento, ma soprattutto con le esperienze come preside di due istituti tecnici superiori che diventeranno poli d'istruzione d'eccellenza a livello nazionale. Infine si dedica con successo nell'arte fotografica e, dopo una profonda crisi esistenziale, dà vita a una nuova disciplina: la "teofisica". è la biografia di "un uomo fuori dal comune", ma anche uno spaccato della storia di Taranto e del Paese dalla fine degli anni '30 ai giorni nostri."
L'ex sindaco e suo grande amico Mario Guadagnolo lo saluta così:
E così Franco se n’è andato. In punta di piedi, senza clamore e con stile come era nel suo costume. Io perdo un caro amico, uno dei pochi veri amici, la città perde un suo cittadino eccellente. Franco era un intellettuale di prim’ordine. Ho scritto intellettuale non a caso perché Franco non era soltanto un uomo colto. Era un uomo eclettico, un ingegno poliedrico e multiforme, uno scientista illuminista che coltivava quella che Cicerone e i latini chiamavano “curiositas” cioè amore e voglia di conoscenza come stimolo intellettuale. Franco era un fisico nucleare, docente universitario e Preside dell’Istituto industriale Pacinotti. Un uomo di scienza quindi da cui non ti aspetteresti particolari interessi di carattere filosofico o letterario. E invece Franco inseguiva una sua teoria filosofica originale da lui elaborata e denominata “teofisica”. Insieme avevamo fondato il Club dei liberi pensatori in un bar di viale Trentino poi trasferitosi ai Giardini Virgilio in Viale Magna Grecia, un gruppo di persone che coltivavano il piacere del pensiero. In lunghi e a volte estenuanti conversari Franco cercava di convincere me, agnostico incallito e non credente disincatato, e gli amici del gruppo che dopo la morte esiste un altrove, che la morte non esiste ma è solo un passaggio da una materia ad un’altra essenza, la luce. Sulla teofisica aveva scritto poco ma aveva elaborato oltre mille tavole esplicative volte a rendere comprensibili i concetti difficili della sua teoria. L’argomento era oggetto di conversazioni e anche di scontri quotidiani intorno ad un caffè ai giardini Virgilio. Io gli sono stato per un po' dietro perchè anch’io ero interessato alla questione dei grandi perché della vita. Mi ha costretto a leggere il Vangelo di Tommaso perché, secondo lui, in quel vangelo apocrifo era racchiusa la vera chiave di interpretazione della parola di Cristo che porta al disvelamento della verità. Io l’ho letto tre volte ma non mi ha disvelato alcuna verità. E su questo spesso erano scintille perché Franco era uno tosto, aveva un bel caratterino conscio com’era del suo valore e della sua intelligenza. Odiava gli ignoranti e i cretini che ostentavano una cultura da Redaers Digest. Su questo concordavamo. Dopo la pensione si era dato alla fotografia ed era diventato un ottimo fotografo anzi io lo definivo un artista della fotografia perché era capace di fermare l’attimo di un colore o di una luce e trasformare un clik in qualcosa di geniale e di artistico.
Si era comprato una piccola Nikon che poi mi ha regalato (macchina che conservo come una reliquia) essendo passato a strumenti più sofisticati. Con quella sua macchinetta ha realizzato vere e proprie opere d’arte, fotografie degne di essere incorniciate come poster consegnato in diverse pubblicazioni della Scorpione editrice. Nel corso dei nostri quotidiani conversari ai Giardini Virgilio mi ha raccontato mille volte la sua vita, da Addis Abeba, dove era nato, a Torino dove aveva studiato, ad Agropoli nel Cilento dove ha fatto il Rettore di una università privata, a Taranto dove ha finito la sua vita da preside del Pacinotti. Io ne sono rimasto talmente affascinato che ho deciso di scriverci un libro edito da Scorpione. Ora Franco se n’è andato portandosi appresso tutta la sua cultura e tutti i suoi saperi compresa la sua “teofisica” secondo la quale l’uomo non deve aver paura della morte perché la morte non esiste. Quanto vorrei incontrarti caro Franco magari stamattina stessa come ogni giorno ai Giardini Virgilio per chiacchierare, conversare, magari litigare e avere conferma da te, ora che hai la vista più lunga e vedi con altri occhi se quello che teorizzavi è vero. Io ti auguro sinceramente di averci azzeccato e che tu da domani continui a fotografare altre e ben più alte bellezze e a ragionare con altri scienziati come te di cose del mondo sulle quali la tua mente inquieta avrà fatto finalmente chiarezza.
Ciao Franco indimenticabile e caro amico mio. Ti porterò sempre nel cuore e nella testa.
"Franco, amico caro. - scrive la giornalista Simona Giorgi- Ecco mi piace ricordarti come quel sabato mattina che con Nicola De Maria ci sfinisti in Città Vecchia per ripercorrere le tappe dei tuoi punti di osservazione fotografica preferiti per una delle tue pubblicazioni nelle quali volesti coinvolgermi. Noi esausti, e tu mai stanco, ma soprattutto entusiasta come un ragazzino che ti mostra il suo nuovo giocattolo. Nello scatto di Nicola siamo al molo Sant' Eligio dove pretendemmo di fare una sosta.
Il presidente Scherma era una persona di grande cultura che nel corso della sua carriera scolastica, ma anche dopo, si è spesa molto per la sua Taranto che amava con tenerezza e rabbia.
Potrei parlare a lungo del fisico, del preside-manager, del fotografo, del teofisico, come hanno affettuosamente ricordato i tanti che hanno condiviso con lui percorsi di lavoro e di amicizia; con il caro Angelo Caputo ho avuto l' onore di seguire passo dopo passo i dettagli della sua ultima autobiografia che purtroppo non ha potuto presentare in un evento pubblico, così come avrebbe desiderato.
Oggi che ci ha lasciati voglio però ricordare l'amico e le interminabili chiacchierate telefoniche, con lui si poteva parlare di tutto perché lui aveva una fame di sapere ed una apertura mentale senza limiti. Io gli dicevo spesso Franco tu sei young forever, e lui rideva compiaciuto e mi rispondeva: 'No, tu sei intelligente e con te mi piace parlare perché sei interessata'. Lui amava fare sentire importanti le persone con le quali si relazionava.
Ci siamo sentiti sino a quando lui mesi fa, con una sua foto triste su Fb, non ha comunicato ai suoi amici che si stava preparando al grande viaggio. Poi non ha risposto più ai messaggi. Ciao amico caro, spero che le cose lassù siano come dicevi tu."
"Con la scomparsa di Franco Scherma - queste le parole del giornalista Giuseppe Mazzarrino- pi Taranto perde un protagonista della vita e culturale e scolastica, forse non apprezzato e conosciuto fino in fondo.
Per molti tarantini Franco era "semplicemente" (e lo metto fra virgolette, perché non era poco...) un preside dalla vista lunga e dalla grance capacità costruttiva: dapprima nell'Archimede, istituto professionale, poi nel Pacinotti, istituto tecnico industriale. Ed è lui ad ospitare corsi universitari in decentramento da Bari, costituendo un prezioso nucleo di una futura Università di Taranto, e garantendo comunque nella nostra città la presenza del corso di Scienze ambientali.
Basterebbe questo a farne un protagonista. Ma Franco, con una vita romanzesca (nato ad Addis Abeba, nell'allora Africa orientale italiana, nel 1940, internato praticamente neonato in un campo di prigionia britannico, "liberato" nel 1943 e trasferito con la famiglia a Taranto, dove studò all'Archita, laureato in Fisica nel Politecnico di Torino, ricercatore, consulente di grandi aziende, docente universitario, preside a Taranto, fra i pionieri dell'Università telematica (di una di esse fu Magnifico Rettore), fotografo per passione ma tutt'altro che improvvisato, cultore di storia, filosofia, studi religiosi, appassionato apostolo di teofisica, è stato un importante protagonista della vita culturale, ad ampio raggio, e non solo nell'orizzonte di Taranto, città che amava ed alla quale ha anche dedicato un bel volume che definire "fotografico" è fortemente riduttivo.
Buon viaggio in quell'altrove nel quale credevi fortemente, da uomo di fede ma anche di scienza."
Lu.Lo.

