Lunedì, 29 Luglio 2013 18:15

Relazione del Presidente di Confindustria Taranto Vincenzo Cesareo illustrata nel corso dell'Assemblea degli industriali ionici che si è svolta lo scorso 25 luglio alla presenza del Presidente nazionale Squinzi, del Ministro Triglia e del Governatore

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Relazione del Presidente di Confindustria Taranto Vincenzo Cesareo illustrata nel corso dell'Assemblea degli industriali ionici che si è svolta lo scorso 25 luglio alla presenza del Presidente nazionale Squinzi, del Ministro Triglia e del Governatore della Puglia Vendola.
 

Relazione del Presidente  Vincenzo Cesareo

Assemblea 2013

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Autorità, colleghi imprenditori, amici, signore  e signori

voglio prima d’ogni cosa ringraziarvi sentitamente per aver accolto l’invito a partecipare, così numerosi, all’assemblea degli industriali di Taranto, la prima, effettiva, della mia presidenza.

 

Il mio primo anno da Presidente di Confindustria Taranto è stato fra le esperienze più entusiasmanti ed allo stesso tempo difficili che un imprenditore, un uomo possa mai immaginare.

 

Mi preme subito dire che è per me un onore inaugurare questa occasione così importante con gli ospiti qui presenti ed in particolare un ospite che racchiude in sé autorevolezza, vicinanza e, consentitemelo, amicizia.

Perché credo che il Presidente Giorgio Squinzi sia, prima ancora che il nostro Presidente, un vero amico di tutti gli imprenditori.   (….)

 

UNA SCOMMESSA E UNA PROMESSA

 

Abbiamo voluto dare a quest’assemblea un titolo che è allo stesso tempo una scommessa ed una promessa.

 

La scommessa green di cui parliamo rappresenta per noi la chiave del cambiamento.

Un cambiamento che è poi nient’altro che il riscatto da una particolarissima condizione che oramai da un anno – oggi è quasi un anno esatto – ci vede, nel bene e nel male, protagonisti delle cronache nazionali.  

Sottolineo questa duplice condizione positiva e negativa per trasmettervi da subito la mia personale visione rispetto ai temi dell’industria e dell’ambiente che ci vedono mediaticamente esposti da dodici mesi a questa parte.

Credo di non dover ripercorrere in questa sede vicende che già tutti noi conosciamo, ma consentitemi di esprimere alcune delle convinzioni che animano il mio punto di vista e di conseguenza gli obiettivi che perseguo.

 

Mai come oggi Taranto gioca una partita che è vitale per il suo territorio ed è allo stesso tempo fondamentale per tutto il Paese. Se vinciamo questa partita avremo dimostrato a noi stessi che il destino di un territorio si può cambiare e avremo dato prova al Paese che quella tanto dibattuta coesistenza fra industria e ambiente può essere possibile se perseguita con tutte le forze.

Perché se l’ambiente è sacro, l’impresa è vita, è lavoro, è ricchezza per le generazioni attuali e per quelle che verranno. Entrambi, espressi nella loro migliore accezione, possono camminare gomito a gomito, scambiandosi utilità e benefici.

 

 

La promessa che facciamo è alla nostra terra, ai nostri figli.

E’ una promessa che dobbiamo costruire come sistema Taranto – fatto di tutti quei players territoriali che a vari livelli contribuiscono allo sviluppo, priorità assoluta dello stesso sistema – ed è una promessa che come singola associazione degli industriali ci stimola a costruire, migliorare, guardare avanti.

 

Il momento è propizio per ripartire.

  • L’attenzione del Governo nei nostri confronti è forte e altamente propositiva;
  • l’ultimo decreto va nella giusta direzione e recepisce anche le indicazioni avanzate da Confindustria;
  • l’applicazione dell’Aia è ritenuta prioritaria;
  • l’osservanza di tutti gli adempimenti ad essa connessi sono ritenuti condizione imprescindibile per un prosieguo corretto e compatibile dell’attività siderurgica;
  • prioritaria è inoltre la conservazione dei livelli occupazionali e quindi il mantenimento di un’intera filiera legata all’acciaio;
  • sempre più vicino è, di conseguenza, il raggiungimento dell’obiettivo che anima il nostro impegno:

 

 

 

far sì che Taranto diventi modello di sviluppo sostenibile.  

 

Mi soffermerò più avanti, e poi ancora nel prosieguo dei lavori assembleari, sulle modalità con cui stiamo cercando di rendere tangibile questa scommessa.

 

 

RIDARE ALL’ IMPRESA IL RUOLO DA PROTAGONISTA

 

 

Oggi non voglio soffermarmi sui numeri. I numeri non ci hanno mai detto più di quanto già avvertiamo tutti i giorni sulla nostra pelle, e, quando veritieri, servono purtroppo a restituirci in termini asettici una realtà che per quanto critica è sempre viva, pulsante e protesa verso possibili soluzioni.

Siamo al sesto anno di crisi.

 

Se le imprese di casa nostra resistono, registrando una tenuta complessiva della base imprenditoriale, con un numero di unità attive (41.700) pari a quello del 2009, non è certo perché la crisi non le ha danneggiate ma perché molti titolari di impresa stanno stringendo la cinghia e andando avanti con grande coraggio.

I nostri imprenditori stanno dimostrando che anche in condizioni di grande difficoltà, con tutti i vincoli cui devono far fronte, riescono a superare le avversità e a portare avanti le loro imprese.

Non deve stupire, pertanto, se con un po’ di enfasi li definiamo eroi: lo sono davvero e meritano per questo tutto il nostro rispetto. (…)

 

La situazione è purtroppo gravissima, le aziende di tutti i comparti sono in affanno, e dire che soffrono della crisi che è oramai endemica non rende appieno la realtà.  Non soffrono infatti “solo” la crisi perché sono anche costretti a combattere i fattori esogeni all’impresa: dai ritardi dei pagamenti della PA al gravoso peso del fisco, dalla burocrazia alla lentezza della giustizia, dall’accesso al credito al costo dell’energia. Tutti “paletti” che hanno un impatto pesantissimo sulla stessa sopravvivenza aziendale.

 

*       Le nostre aziende vorrebbero competere sui mercati ed invece si vedono costrette a difendere con le unghie e i denti quanto hanno faticosamente costruito negli anni;

*       vorrebbero una minore pressione fiscale;

*       un più agevole accesso al credito;

*       meno burocrazia e più semplificazione;

*       leggi e regole chiare che garantiscano gli investimenti e stimolino i processi di diversificazione che spesso si rendono necessari per rimanere sul mercato.

 

Le nostre aziende vorrebbero, soprattutto, non sentirsi più sole, essere accompagnate nei processi di crescita, incentivate e non ostacolate sul piano della produttività e del dinamismo che in molti casi le contraddistingue. 

 

Vorrebbero essere percepite come protagoniste essenziali dei processi di evoluzione positiva del territorio, moltiplicatrici di ricchezza e motore di sviluppo.

 

Spesso invece l’immaginario collettivo, complice un clima complessivo non favorevole al sistema imprenditoriale, le percepisce in un’ottica di negatività che certo non appartiene al mondo imprenditoriale.

E’ ora di uscire da questo macro equivoco che non giova a nessuno: alle aziende, alla città, al benessere, all’occupazione .

 

Ecco perché è urgente e improcrastinabile riposizionare le nostre imprese al centro della scena economica, ma soprattutto consentire loro di operare spendendo sul proprio territorio quell’ingente patrimonio di competenze e professionalità acquisito in anni di esperienza.

 

Ma come fare a restituire al nostro sistema imprenditoriale credibilità e competitività?

 

Abbiamo bisogno innanzi tutto che le istituzioni – Comune in primis - ci accompagnino in questo percorso, che facciano proprie le nostre istanze, che sentano forte l’appartenenza delle imprese al tessuto cittadino. 

 

In un momento critico come quello attuale è importante che la città, come la sua provincia, abbiano referenti autorevoli,  capaci di gestire lo sviluppo e di valorizzare, esaltandole, le loro molteplici risorse.

 

I grandi appaltatori e concessionari che arrivano sul territorio per opere importanti devono coinvolgere le aziende locali attraverso criteri di massima chiarezza e trasparenza, condizione imprescindibile per avviare un rapporto costruttivo con il sistema imprenditoriale jonico. In assenza di questo, continueremo ad assistere al solito abuso che risponde al nome di massimo ribasso e che apre varchi pericolosi ad una illegalità diffusa che contamina il mercato e indebolisce le aziende in regola.

 

Il momento che viviamo si presenta estremamente delicato: il territorio jonico, alla luce della miriade di opportunità che offre, è appetibile sia per gli investitori del Nord sia dei paesi esteri; occorre per questo tutelare al meglio questo patrimonio di utilità e far sì che i suoi benefici ricadano sullo stesso territorio piuttosto che a vantaggio di altri.  

 

Occorre affermare il sacrosanto diritto delle nostre aziende di lavorare per interventi che concernono i processi di risanamento del territorio, dai lavori di ambientalizzazione in Ilva alle bonifiche esterne.

Salvare l’Ilva, o comunque tutti i grandi insediamenti industriali che operano sul nostro territorio, non significa garantire alla città continuità di benessere e di occupazione: occorre che a lavorare siano anche le imprese che operano nell’indotto e dalle cui sorti dipende il futuro del territorio jonico nella sua interezza.

 

Ecco perché il nostro obiettivo deve continuare ad essere quello di incentivare le imprese sane e metterle nelle condizioni ottimali di  operare al meglio: solo in questo modo riusciremo ad arginare la sofferenza di un sistema che in questo momento sconta livelli altissimi di disoccupazione ed allo stesso tempo registra un abnorme ricorso agli ammortizzatori sociali.

Due facce della stessa medaglia che danno il senso di un’economia involuta, da riattivare attraverso altri meccanismi che non sono né quelli dell’assistenzialismo tout cort degli anni 90 né quelli della fruizione di risorse finalizzate solo a finanziare la cassa integrazione, cartina di tornasole di un problema che si trascina nel tempo senza trovare soluzione.

 

La nostra priorità era, è e dovrà continuare ad essere il lavoro: dobbiamo premere affinché tutte le grosse partite (e parliamo di investimenti come di impegni da portare avanti) riguardanti Ilva, Eni, Arsenale ed Autorità Portuale possano trovare attuazione e generare le ricadute produttive,  occupazionali e di sviluppo economico complessivo che ci consentano di rompere definitivamente gli argini della crisi .

 

Come Confindustria, continueremo fortemente ad impegnarci affinché il tavolo aperto alla Presidenza del Consiglio sulle questioni legate all’ambientalizzazione possa essere esteso ai temi del lavoro alle imprese, al fine di farle concorrere come protagoniste assolute nella partita delle bonifiche e di tutte le grandi opere che saranno avviate sul territorio.

 

Intanto, non rimaniamo ad aspettare passivamente che gli interventi previsti abbiano avvio bensì tentiamo, a nostra volta, di creare le condizioni ottimali affinché i nostri insediamenti industriali si evolvano non soltanto in direzione della produzione ma prima ancora nel segno della sicurezza e della tutela dei lavoratori.

 

Mi piace ricordare a questo proposito il protocollo riguardante la pianificazione di interventi in materia di sicurezza e salute sui luoghi di lavoro che ha visto l’egida ed il puntuale coordinamento del nostro Prefetto – che ringraziamo – ed attraverso il quale abbiamo promosso un’azione congiunta con Ilva, Eni, Spesal, Inail e Scuola Edile di Taranto per organizzare appositi corsi di formazione per le aziende dell’indotto; un’iniziativa che conferirà alla platea di imprese locali un ulteriore innalzamento degli standard di qualità, professionalità e competenza che già posseggono.

 

GLI STRUMENTI PER LO SVILUPPO:

L’ACCORDO DI PROGRAMMA E LA ZFU

 

Vorrei soffermarmi, in questa sede, su quelle che riteniamo occasioni da cogliere per promuovere l’attrazione degli investimenti e la diversificazione produttiva, mettendo in campo una nuova visione di politica industriale fatta di idee innovative, capacità progettuale e risorse.

Prima di capire di cosa parliamo, è bene sottolineare che, al di là dell’indiscussa bontà degli strumenti a disposizione, non possiamo raggiungere da soli tutti i risultati auspicati.

Abbiamo bisogno del concorso di tutti e soprattutto di quelle istituzioni investite, attraverso i provvedimenti normativi degli ultimi 12 mesi, di un ruolo determinante.

Faccio riferimento, in prima battuta, alle istituzioni firmatarie del protocollo di intesa del 26 luglio 2012 che ha dato la stura a tutti i successivi provvedimenti normativi che hanno riguardato il risanamento ambientale e le leggi sull’Ilva.

 

In tale ambito, come è noto, si inserisce il progetto Smart Area Taranto – di cui parleremo più avanti - a cui sono destinati 60 milioni di euro la cui fonte è, tuttavia, ancora da individuare.

Su questo aspetto per noi fondamentale chiediamo a Confindustria ed alla Regione Puglia di esercitare una forte pressione affinché le apposite risorse vengano messe al più presto a disposizione per gli interventi previsti. 

A tale riguardo mi preme evidenziare, inoltre, che la nostra associazione ha focalizzato i primi progetti candidabili.

 

Ora è necessario che anche le altre istituzioni facciano la loro parte. La nostra proposta è che, in virtù dell’avvenuto riconoscimento dello status di area di crisi industriale complessa e quindi in presenza dell’auspicata condivisione degli obiettivi strategici con la Regione di quelle progettualità da noi individuate, si possa rapidamente passare alla realizzazione del “Progetto di riconversione e riqualificazione industriale” a cura di Invitalia e sottoscrivere l’Accordo di Programma aprendolo alla partecipazione dei grandi players attivi sul nostro territorio.

Con tale strumento si potrebbe, infatti, assicurare ai grandi gruppi industriali presenti nella nostra provincia di effettuare quegli investimenti più volte annunciati ma poi rinviati a causa delle solite pastoie burocratiche.

Vorrei inoltre cogliere l’occasione che l’importante appuntamento odierno ci fornisce affinché la Regione Puglia faccia chiarezza sulla vicenda della Zona Franca Urbana.

 

Taranto, ritenuta a suo tempo destinataria dei benefici e successivamente riproposta fra le Zfu in quanto in possesso di tutti i requisiti previsti, non può permettersi il lusso di perdere nemmeno un euro delle risorse stanziate a favore delle aree destinatarie.

Contiamo pertanto su una celere risoluzione della vicenda  –ed auspicando inoltre che alle aree già indicate possa aggiungersi, per quanto riguarda Taranto, anche quella portuale –rivolgiamo l’invito all’amministrazione comunale affinché dia avvio, una volta chiariti i termini, all’iter procedurale, ed al Ministero competente, affinché adotti il provvedimento con il quale si individuano le condizioni, i limiti e le modalità di applicazione delle agevolazioni previste.

 

 

LE ISTITUZIONI PARTNER DELLE IMPRESE

 

 

Mi piace ripetere in questa sede l’auspicio che a maggio scorso il Presidente nazionale della Piccola Industria Vincenzo Boccia ha portato alla nostra attenzione nel corso di una sua visita a Taranto: far sì che l’Italia diventi il primo paese manifatturiero del mondo, perché solo così potremo riposizionarci al meglio in Europa e riprendere in mano il nostro futuro.

Le condizioni – da parte delle imprese - ci sono tutte.

 

Confidiamo per questo fortemente nelle misure adottate dall’attuale Governo e constatiamo con piacere il rinnovato interesse verso il sistema imprenditoriale che, grazie soprattutto ai forti e costanti richiami del nostro Presidente Squinzi, caratterizza l’attuale esecutivo.

 

Le nostre battaglie, tuttavia - torno a ripeterlo - dovranno contare su alleanze certe e solide anche in casa nostra: abbiamo bisogno delle istituzioni locali perché è da loro che passa, come abbiamo già constatato, il nodo delle procedure amministrative, spesso cruciale sul fronte dei tempi burocratici, ed è alle istituzioni locali che il nostro governo si rivolge quando, come è accaduto negli ultimi mesi, opera scelte fondamentali per il territorio traducendole in provvedimenti di legge.

 

Al Comune torniamo a dire: mettiamo a vostra disposizione le nostre idee, la nostra esperienza, la creatività delle nostre imprese e l’immenso patrimonio umano che le compone. Ci aspettiamo però oltre che una propensione all’ascolto anche una consequenzialità fatta di azioni intraprese, impegni precisi, scadenze prestabilite.

Confindustria non ha mai hanno smesso di dimostrare il proprio spirito di collaborazione nei confronti dell’Ente, ma adesso è arrivato il tempo di ricambiare almeno in termini di chiarezza: torniamo a parlare di crescita attraverso scelte di politica industriale, torniamo a dialogare e a confrontarci e cerchiamo di viaggiare assieme verso la ripresa. 

 

In assenza di questo ci ritroveremo fra qualche mese a riparlare di scenari sempre più asfittici, economie sempre più logore, fughe di cervelli e nel migliore dei casi attività produttive che, laddove riescono a non chiudere, si dirigono altrove.

 

Il nostro appello va anche alla politica, a quei parlamentari con cui solo qualche settimana fa ci siamo confrontati manifestando le nostre preoccupazioni in ordine soprattutto alla realizzazione di importanti investimenti che riguardano il nostro territorio. In questa sede ribadiamo però soprattutto la necessità che il governo centrale possa dare realmente piena attuazione ai contenuti dell’ultimo decreto non soltanto per la parte riguardante i nodi centrali del problema, ovvero il risanamento e le bonifiche, ma anche per quegli adempimenti a valle che contribuirebbero ad assicurare per il territorio quel ristoro di cui spesso si parla, restituendogli le condizioni indispensabili per realizzare quel modello di  sviluppo sostenibile di cui parlavamo prima partendo da basi solide quali possono essere gli indicatori essenziali che concorrono alla qualità della vita. In primis, beni primari come servizi sanitari di qualità che diano risposte concrete ai problemi di salute oramai acclarati che riguardano la nostra area; quindi, prospettive di nuova occupazione e istituzione di corsie privilegiate, (ma non per questo assistenziali) per riprendere concretamente a parlare di sviluppo senza limitare la crescita alla sola componente industriale.

 

 

L’AZIONE DI CONFINDUSTRIA

 

Nei mesi scorsi, come molti di voi già sanno, Confindustria Taranto ha elaborato una vision prospettica del territorio: una serie di progetti che abbracciano settori dei più svariati, dalle bonifiche all’edilizia all’high tech, un “quaderno di lavoro” aperto a tutti gli stakeholders territoriali e che ha già registrato la sollecita adesione della Camera di Commercio di Taranto che cogliamo l’occasione per ringraziare.

Il filo che lega le diverse progettualità, apparentemente slegate l’una dall’altra, è tuttavia uno solo: lo sviluppo green, che non sfugge mai alle logiche dell’ecosostenibilità e anzi ne sposa pienamente i criteri e gli obiettivi.

Riteniamo, infatti – e lo abbiamo detto in tempi non sospetti – che un’area è tanto più competitiva quanto maggiore è la sua capacità di guardare oltre l’esistente, di innovare, di accogliere sfide anche complesse.

Ecco perché a formulare questa serie di progettualità abbiamo ritenuto di chiamare un gruppo di lavoro composto da non solo da membri interni ma anche esterni all’organizzazione, dai quali sono arrivati contributi di carattere intellettuale, tecnico ed operativo.

Il progetto Smart Area – che è oramai un brand registrato da Confindustria – è stato accolto con grande entusiasmo e comincia a muovere- con tutte le difficoltà di cui eravamo e siamo consapevoli – i suoi primi passi.

Non vorrei soffermarmi più di tanto sull’argomento – un argomento che ci sta molto a cuore tanto da averne sposato il leit motiv trasferendolo al tema centrale dell’assemblea, (la “scommessa green” di cui parliamo è proprio questa)- perché subito dopo questo mio breve intervento sono previsti momenti dedicati alla Smart Area che vi vado subito ad anticipare.

Mi preme però ricordare che questi mesi trascorsi dalla presentazione del progetto sono serviti anche a mettere su una società consortile creata ad hoc, che prende proprio il nome di Consorzio Smart Area: un prodotto che mettiamo a disposizione dei players confidando in risultati che possano arrivare in tempi “smart” così come detta la logica stessa delle varie progettualità.

Vado a concludere: stiamo lavorando affinché Taranto diventi, agli occhi del mondo, un luogo per vivere, lavorare, fare impresa: siamo davvero convinti che ne abbia tutti i requisiti.

 

La scommessa non è delle più facili, ma, parafrasando un grande come Winston Churchill, “NON SEMPRE CAMBIARE EQUIVALE A MIGLIORARE, MA PER MIGLIORARE BISOGNA CAMBIARE”.

 

Io confido, per raggiungere questo obiettivo, di poter contare, fin da ora, su tutti voi.

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