Giovedì, 17 Luglio 2014 23:25

Lettera aperta al presidente Napolitano

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Riceviamo e pubblichiamo un intervento di Giancarlo Girardi

Signor Presidente Napolitano, dalla Sua autobiografia ufficiale, aggiornata al suo compleanno dei giorni scorsi, si legge anche dell’iscrizione al Pci nel 1945. Ella aveva venti anni ed era uno dei quasi 1.800.000 iscritti a quel partito in quell'anno. La stragrande quantità di loro fu di nuova ammissione e tra costoro anche quelli, molti, che sentirono di essere o di diventare comunisti solo dopo la caduta del fascismo. Il nuovo partito di “massa” voluto da Palmiro Togliatti (in queste settimane il cinquantesimo della sua morte) sostituì, nella forma, quello valoroso, di “quadri”, che si sobbarcò il ventennio di dure prigioni e clandestinità creando le premesse dell’insurrezione vittoriosa contro il nazifascismo. Il nuovo partito ebbe l’obiettivo di dar luogo, con la Costituzione ed i suoi “elementi di socialismo” ad una vera “democrazia progressiva” come certamente ricorda. Ella aveva già avuto un breve trascorso nell’organizzazione fascista universitaria, cosa normale a quei tempi per figlioli di famiglie benestanti, ma la scelta di divenire comunista fu certamente voluta, da Lei, in maniera consapevole. Condivise tutte le scelte del partito negli anni 50 mentre negli anni 60 il Suo riferimento politico fu Giorgio Amendola, importante dirigente del partito già negli anni della clandestinità ma che con determinazione, pur rispettando ed attuando scrupolosamente e con lealtà la linea ufficiale del partito, pensava al suo superamento, già allora, in una nuova organizzazione nella sinistra italiana. Il Pci divenne sempre più grande e visse la sua più importante stagione del secondo dopoguerra con la segreteria di Enrico Berlinguer. Anche Ella si attenne alla linea del partito, come da statuto, sino alla morte del nostro segretario, avvenuta esattamente trenta anni fa. Lei ha avuto un’intensissima vita istituzionale negli ultimi sessanta anni, ma passerà alla storia, certamente, per il suo doppio, successivo, incarico di presidente della Repubblica, caso non previsto dalla Costituzione e dai Costituenti, ritenuto evidentemente, non necessario. Lo è stato tuttavia per designazione delle due camere elette con una legge, giudicata anni dopo, anticostituzionale. Nominato, anche Lei, dai “nominati” delle segreterie dei partiti, senatori e deputati, grazie al “Porcellum”. Ma la sua opera migliore sarà la promulgazione della nuova legge, il cosiddetto “Italicum”, al cui cospetto la legge “Acerbo” del 1924, con cui il fascismo ebbe la maggioranza relativa, sembra oggi un campione di democrazia. Ovviamente ci vorranno anche in questo caso i “tempi” più o meno tecnici, per designarne l’evidente incostituzionalità, sarà il periodo necessario per fare passare le “riforme” che l’Europa ci impone. Alcuni episodi della sua lunga vita di partito mi ha trovato in diverso modo partecipe. La prima, nella fine degli anni settanta, come segretario del partito organizzato nella più grande fabbrica del Sud, l’Italsider di Taranto, partecipai ad una riunione nazionale a “Botteghe Oscure” e nelle sue conclusioni Ella richiamò il mio intervento condividendone alcune argomentazioni. L’altra, allorché fu nella mia città come principale sostenitore dello scioglimento del Pci al quale la mia mozione si oppose. Tornò ancora alcuni mesi prima della sua elezione a presidente, anni dopo, mentre era in giro per l’Italia per presentare quello che sembrò segnare la fine della Sua carriera politica di “Migliorista” con il libro “Dal PCI al socialismo europeo: un’autobiografia politica”. La saletta del consiglio provinciale, allora, non era piena, mancavano diversi dirigenti del Suo partito, ricordo anche che ad una domanda di un giovane sull’Ilva fece autocritica per quella scelta di molti anni prima ma soprattutto per il modo con cui furono insediati quelli impianti a ridosso della città. Alla fine della presentazione, ricordo, ci fu qualche difficoltà finanche per trovare chi La accompagnasse all’aeroporto. Penso signor Presidente che la scelta di eleggerla fosse un ripiego politico del tempo. La crisi drammatica che oggi viviamo è politica, culturale, morale, economica e sociale ed ha precise e grandi responsabilità di chi ha frettolosamente rimosso cultura, metodo e tradizione dei grandi partiti di un tempo. Allora non fu prevista né capita e sinceramente, immagino, che se davvero Lei avesse potuto farne a meno di accettare i due incarichi presidenziali lo avrebbe fatto conoscendone gli sviluppi successivi.

Giancarlo Girardi Taranto

Letto 963 volte Ultima modifica il Sabato, 19 Luglio 2014 07:30