Martedì, 15 Luglio 2014 15:02

Taranto, dove il turismo è bloccato In evidenza

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di Luisa Campatelli

La bellezza non basta per  ottenere la patente di luogo turisticamente appetibile. Perché diventi meta turistica e non ritrovo per pochi “eletti”, un luogo deve essere accessibile, facile da raggiungere, accogliente, ospitale, conveniente. Ci sono posti obbiettivamente brutti che si sono conquistati posizioni di primo piano semplicemente perchè offrono tanto, perché qui l’ospite viene accolto e coccolato, e quindi…. torna, estate dopo estate, anche nel luogo “brutto”, dove il mare non è trasparente e il paesaggio si distingue per monotonia. E allora domandiamoci, a Taranto, cosa siamo capaci  di offrire al turista e quanto siamo disposti a dare, veramente, di ciò che pensiamo ci appartenga? Abituati a vederci strappare davanti agli occhi pezzi di terra, di mare, di panorama, di strada, bloccati dagli “accessi vietati per motivi di sicurezza”, dai muraglioni che chiudono spazi un tempo aperti e liberi, costretti a girare lo sguardo per evitare il lugubre skyline delle ciminiere, abbiamo a nostra volta maturato una deleteria tendenza alla chiusura, mentale e fisica, alla costruzione di muri, di cancelli, di protezioni, di filtri. Prima nelle nostre case, poi nei luoghi in cui trascorriamo le nostre villeggiature, costruiti secondo questa logica, organizzati in modo da selezionare la clientela, limitare l’accesso, luoghi fatti da noi e per noi, strutturalmente preclusi al turista a meno che questi non abbia un amico/parente tarantino a sua volta amico/parente di uno che può procurare l’ingresso ecc.ecc. Anche il vicino di spiaggia diventa uno straniero perché oltrepassare il confine tra uno stabilimento e l’altro non si può se non hai pagato il biglietto o non hai abbonamento/tessera/pass/invito riservato/ posto auto prenotato. Spiaggia libera? Ok, ma dove sono i servizi? Negli anni abbiamo visto ospiti di stabilimenti balneari sprovvisti di abbonamento stagionale costretti a indossare braccialetti di riconoscimento, file davanti all’ingresso di spiagge private dove il controllo era più severo di quelli che si fanno ai check-in degli aeroporti internazionali, bagnanti obbligati a pagare una seconda volta per rientrare non potendo esibire il biglietto dimenticato chissà dove, canoisti invitati ad allontanarsi dalla riva perché “la spiaggia è solo per i residenti”.   Note di cambiamento giungono dagli operatori delle nuove generazioni il cui approccio evidenzia una incoraggiante inversione di tendenza. L’auspicio è che si arrivi alla consapevolezza che fare turismo significa spalancare porte, reali e metaforiche, e non traformare la litoranea in una sequenza di luoghi “esclusivi”…essere aperti h24, anche di domenica, anche in pieno agosto, anche in città, dove un malcapitato forestiero che ha macinato chilometri su chilometri (il capitolo dei trasporti e delle infrastrutture carenti lo apriremo in un’altra occasione) per visitare la perla dello Ionio avrà pure il diritto di bere un bicchier d’acqua in un bar, lavarsi le mani in un bagno pubblico, fare la spesa, mangiare, comprare souvenir kitsch (magari una miniatura delle Colonne doriche o un magnete del Castello aragonese…) esattamente come facciamo noi quando andiamo in vacanza…Semplice no?

Luisa Campatelli

Letto 1379 volte Ultima modifica il Mercoledì, 27 Agosto 2014 14:29